
Un anno fa Vincenzo Nibali indossava quella maglia gialla che portò con fatica ed emozionanti prestazioni umane fino a Parigi, riportando nel Tour de France quei valori sportivi finalmente lontani dalle critiche e dai sospetti, che dal dopo Lance Armstrong la Grande Boucle non riesce più a scrollarsi di dosso.
A distanza di 365 giorni da quella storica vittoria che lo fece entrare nel club dei sei ciclisti che hanno vinto i tre grandi Giri, il General Manager dell'Astana per la seconda volta lo scarica. Accadde già dopo la campagna del nord del 2014 con quella lettera inviata via email a firma dello stesso Aleksandr Vinokurov, Nibali da ragazzo umile e grande professionista disse che era nei diritti di una squadra, bevve dall'amaro calice, e dal Romandia si rimise in sella costruendo il suo capolavoro che lo portò a sfilare sui campi elisi due mesi e mezzo dopo.
Una squadra spaccata in due quella kazaka, con un animo italiano e quello gestito da Vinokurov che negli scorsi mesi ha gettato vergognose macchie che hanno rischiato di sporcare anche Nibali.Quattro casi di doping, di cui due hanno coinvolto alfieri che lo stesso Vinokurov gli aveva affiancato.
Un team che dopo i recenti casi di doping, e in caso di divorzio dall'italiano, rischierebbe di essere, tra i top team, il meno appetibile del World Tour.
Il male di Nibali si chiama proprio Astana, un contratto importante e molte situazioni scomode che il carattere leale del cittadino luganese nato a Messina non sa più gestire, una squadra non proprio leale al suo fianco, ad eccezione del solo Michele Scarponi.
Adesso c'è comunque un Tour da finire a testa alta, anche come gregario di Jakob Fuglsang come richiesto da Vinokurov che vuole dare così un'ultima umiliazione a Nibali.
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