
Sono ormai trascorsi 24 anni da quanto tolse definitivamente i pattini per dedicarsi alla sua nuova professione di mobiliere. Stiamo parlando di uno dei primi giocatori di hockey su ghiaccio europei che sbarcarono nella prestigiosissima National Hockey League, la lega hockeistica più ambita e retribuita al mondo. Lui è Anton Stastny, il primo di tre fratelli, che spopolarono in Nordamerica negli anni '80. Nato a Bratislava il 5 agosto 1959, fu uno dei primi europei a mettersi in luce in un campionato che, a quei tempi, non vedeva troppo di buon occhio i giocatori provenienti da oltre oceano.
Formatosi nello Slovan Bratislava, lo squadrone dal quale uscirono giocatori del calibro dei nazionali della grande Cecoslovacchia come il portiere Dzurilla e il leggendario difensore Nedomansky, stella dei Detroit Red Wings, Anton Stastny, fu poi seguito nella sua grande avventura nordamericana con i Quebec Nordiques dai fratelli Marian e Peter.
E proprio con Peter, nel 1981 Anton stabilì un record assoluto in una partita di NHL con ben 16 punti battendo in trasferta i Washington Capitals con il clamoroso punteggio di 11 a 4. Nei suoi dieci anni passati nel più prestigioso campionato hockeistico del mondo, Anton stabilì, sempre nel 1981, un record personale con 8 punti (3 gol e 5 assist) in una sola partita contro i Vancouver Canucks.
Un’eccezionale carriera, che Anton proseguì tornando in Europa nella stagione 1989/90, quando con la maglia del Friborgo-Gottéron collezionò 54 punti (28 gol e 26 assist) in 39 partite nella massima lega svizzera, allora denominata Divisione Nazionale A.
L’esperienza nella massima categoria elvetica dell’ala sinistra slovacca, proseguì nelle due successive stagioni con la maglia dell’Olten, con la quale Marian disputò 69 partite correlate da 69 punti (46 reti e 33 assist). Il ritorno allo Slovan Bratislava, suo club d’origine, nella stagione 1993/94, dopo un anno di pausa per infortunio, segnò il suo ritiro dalle competizioni.Da notare che nelle sue 650 partite di NHL disputate con la maglia dei Quebec Nordiques, il numero 20 collezionò la bellezza di 636 punti (252 gol e 384 assist) per una media poco inferiore ad un punto a partita.
Ticinonews ha avvicinato per voi questo mostro sacro dell’hockey cecoslovacco dapprima e slovacco poi, che oggi vive nel canton Vaud con la moglie Galina. I figli Tomas e Mathew hanno giocato a Morges, mentre i nipoti Paul (Colorado Avalanche) e Yan (Saint Louis Blues) hanno perpetrato la tradizione di famiglia in NHL.
“In effetti, esordisce Stastny, dopo l’esperienza elvetica, feci ritorno al mio club d’origine, che dopo la scissione della Cecoslovacchia in Repubblica ceca e Slovacchia, avvenuta il 1° gennaio 1993, stava incontrando importanti problemi finanziari ed organizzativi. Una separazione, che costò caro pure alla nazionale slovacca, precipitata addirittura nel gruppo D mondiale e che personalmente riuscì a riportare nel gruppo C all’età di 44 anni”.
Una Nazionale, che poi però si rifece alla grande.Esatto. Otto anni più tardi, trascinata da Robert Petrovicky, che alla vostre latitudini conoscete molto bene per aver giostrato nell’Ambrì-Piotta, la Slovacchia si laureò per la prima ed unica volta nella sua storia, campione del mondo del gruppo A battendo in finale la Russia, a Göteborg e succedendo così nell’albo d’oro ai cugini cechi, laureatisi un anno prima a Colonia per il terzo anno consecutivo.
Lei ha giocato in Europa e in Nordamerica. Quali erano e quali sono ancora le differenze tra queste due realtà hockeistiche?Negli anni ’80, la differenza a livello fisico era abissale. I giocatori europei – a parte qualche eccezione – reggevano a malapena il confronto con i colossi della NHL. Noi giocatori cechi, unitamente agli svedesi ed ai finlandesi, riuscivamo a compensare il gap fisico con la tecnica di bastone e l’organizzazione di gioco.In particolare, per l’allora Cecoslovacchia, il rigore difensivo era alla base di tutto. A questo proposito, ricordo che ai miei tempi giocava Marcel Dionne (Detroit Red Wings, Los Angeles Kings e NY Rangers), uno degli attaccanti più forti di tutta la storia della NHL. Ebbene, questo centro canadese che misurava soltanto 1m72, grazie al suo pattinaggio ed alla sua velocità d’esecuzione, accompagnata da una tecnica di bastone sopraffina, riusciva a tenere in scacco qualsiasi difesa.
Ma poi, sempre più elementi europei popolarono la NHL e i due mondi hockeistici si avvicinarono.Sì, le famose supersfide tra russi e canadesi e le successive Canada Cup, avvicinarono non poco le due realtà. Oggigiorno il divario non è ancora colmato, anche perché la potenza economica dei club nordamericani e il bacino dal quale possono attingere è sempre inavvicinabile per le leghe europee, compresa la ricca KHL russa.
Tornando al pianeta hockeistico elvetico, come valuta il nostro campionato e la nostra nazionale?Dal mio arrivo in Svizzera nel 1989, il movimento hockeistico elvetico ha subito una vera e propria metamorfosi, sia a livello di professionalità sia dal punto di vista tecnico-tattico. Patrick Fischer, che ammiro molto per il gioco offensivo che inculca alle proprie squadre è il mio tipo di allenatore ideale. Ma pure Hans Kossmann, che conosco personalmente e che ha riportato lo Zurigo ai livelli che più gli competono.
E a proposito dei Lions, come valuta le due semifinali dei playoff, a cominciare proprio da quella tra gli zurighesi e i campioni carica del Berna?Lo Zurigo viene da alcune stagioni molto deludenti, mentre molti giocatori bernesi sembrano appagati dai due precedenti titoli. A questo punto, il Berna dovrà veramente superarsi per venire a capo di questo organizzatissimo Zurigo.
E per quanto attiene alla seconda semifinale, quella che più interessa il pubblico ticinese?In questa serie, ritengo che a questo punto il Lugano possa davvero risolvere postiviamente la sfida. In gara-3, sul 3-0 in suo favore, il Bienne ha subito quella rete in powerplay che gli ha letteralmente tagliato le gambe. Da quel momento in poi, le coordinate della semifinale sono completamente cambiate anche se i giocatori di Greg Ireland, ottimo tencico, faranno bene a diffidare dei Seeländer, che domani sera potranno nuovamente contare sulle reti del rientrante Earl e di Pouliot, due attaccanti capaci di risolvere qualsiasi partita in qualsiasi momento.
E per quanto riguarda la finale dei playout tra l’Ambrì e il Kloten, squadra che non è mai retrocessa dalla sua promozione in LNA avvenuta nel 1962, quali sono le sue previsioni?L’Ambrì è ad un passo dalla salvezza e penso che domani sera in una Valascia infuocata chiuderà la pendenza. Penso che gli Aviatori, che con i leventinesi costituiscono una fetta importantissima della storia dell’hockey svizzero, alla fine si salveranno, perché la differenza tra l’ambizioso Rapperswil o l’Olten e gli zurighesi resta ancora importante. Tornando ai biancoblù, i risultati danno ragione a Luca Cereda.
E se l’anno prossimo l’Ambrì dovesse ingaggiare Cervenka, liberato ufficialmente ieri dal Friborgo?Sarebbe un ottimo colpo di mercato, poiché Roman è il classico cecchino del quale i leventinesi abbisognano.
Roberto Quadri
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

