
Fine dell’avventura, anche Fabio Celestini deve lasciare anzitempo la panchina bianconera.Non una tragedia perché il bilancio resta mesto al pari delle prospettive rese oscure dopo una luce certa, abbinata a questo Mister, rassicurante, giovane, pronto per guidare in Europa questo Lugano.Doveva essere una certezza stabile, il principio di un’illusione presto apparsa sfuggente con molte spese per campioni sedicenti. Una squadra che dopo un avvio roboante al Letzigrund pasticcia, sonnecchia e manca ad appelli reiterati. Una festa precoce e un calo nervoso da euforia acerba.L’allenatore si sa poi è responsabile sempre, per questo siamo arrivati all’addio, ma non ancora di certo ad una serenità da liberazione.La mossa inevitabile causa svolta da offrire, secondo copione, mascherando altri affanni, quelli dei giocatori in primis e quelli di una società distratta dal bisogno di rassicurare eventuali compratori o perlomeno investitori.La bacchetta del Direttore d’orchestra passa tra le mani di Maurizio Jacobacci con preghiera di fare un miracolo (domani è prevista la conferenza stampa di presentazione al Casinò di Lugano); pungolare chi latita, non risponde e non corrisponde.Un amaro in gola che resta, un altro rimpianto, covando rivincite ancora per un po’, aspettando una certezza stabile…perlomeno in panchina.
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