
Il Giro d'Italia è stato archiviato la scorsa settimana, non senza polemiche, con la criticata vittoria di Chris Froome, ancora in attesa di giudizio per il caso salbutamolo, per il quale rischia una squalifica che gli toglierebbe il rpimo posto alla Vuelta dello scorso anno ma non quella di questo Giro vinto ai Fori Imperiali.
Giro numero 101 del quale abbiamo chiesto un bilancio, e uno sguardo futuro, al Direttore Mauro Vegni:
"Sicuramente è un bilancio molto positivo, un parere ovviamente personale, ma credo sia stata un'ottima edizione per il ciclismo perchè al di là del Giro, abbiamo fatto una grandissima operazione di promozione per questo sport nel mondo. La partenza da Israele è stata seguita su tutti i media mondiali, e questo significa la bontà di questo progetto. Abbiamo toccato il top del Giro d'Italia, sia dal punto di vista della spettacolarizzazione con queste grandi città, partenza da Gerusalemme e arrivo a Roma. Sarà molto difficile eguagliarlo. E anche dal punto divista sportivo, siamo riusciti ad avere, Tom Dumoulin, maglia Rosa della centesima edizione, e per la prima volta Chris Froome, che ha poi fatto quell'impresa spettacolare con 80 Km di fuga, cose che saranno successe 5 o 6 volte nella storia del ciclismo. Speriamo riaccada, ma la vedo un po' difficile nell'immediato, anche se voglio augurarmi che nel 2019 ci siano ancora i protagonisti giusti per dare a questa corsa il risalto che merita."
Ancora vivo il ricordo della 2 giorni Rosa nel 2015 con arrivo di tappa a Lugano e partenza il giorno successivo da Melide, rivedremo ancora il Giro d'Italia sulle strade del Canton Ticino?
"Sicuramente sì,non vedo perchè non debba tornare. Chiaramente il Giro continua ad avere sempre più richieste di ospitare tappe, quindi in qualche modo dovremo giostrarci anche con queste richieste. Torno a dire, perchè no Canton Ticino? Non dico quando ma spero in tempi brevissimi."
Stefano Sala
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