
In tribuna, chi ieri vedeva per la prima volta il Lugano dal vivo, si chiedeva, “ma chi è quel numero 18”?
Il riferimento era a quel biondino che in mezzo al campo orchestrava il gioco del Lugano, dettandone i ritmi da centrocampista scafato.
Invece, quel “geometra”, di anni ne ha solo venti.
Si chiama Mario Piccinocchi, è cresciuto nelle giovanili del Milan e di lui una volta Arrigo Sacchi disse addirittura, enfatizzando, “è il calcio”.
Reduce da una stagione tribolata, con due infortuni che sembravano averne frenato la crescita, Piccinocchi in queste ultime due partite del Lugano ha invece dimostrato di poter essere una delle scommesse vincenti di Zdenek Zeman.
A parte un piccolo “black-out” durante il secondo tempo, con un paio di pericolosi palloni persi, Piccinocchi ha letteralmente dominato la scena.
Apparentemente non velocissimo di gambe, Mario ha una velocità di pensiero che compensa. Sa sempre dove giocare il pallone e ci arriva un attimo prima degli altri.
Senza voler fare paragoni irriverenti, un piccolo Andrea Pirlo.
Ieri a vederlo, sulle tribune di Cornaredo, c’era anche il suo procuratore Silvano Martina, ex grande portiere (ha giocato per Genoa, Torino e Lazio), accompagnato dal collega e amico Petar Strugar, che ha portato il giocatore in bianconero.
Entrambi se ne sono andati soddisfatti della prova del loro pupillo.
Che è giusto ricordare, appartiene adesso al 50 per cento al Vicenza e al 50 per cento al Lugano.
Per i bianconeri, il giovane Piccinocchi, potrebbe in futuro rivelarsi anche un affare economico.
L.S.
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