
Lunedì prossimo il FC Lugano tornerà ufficialmente in campo, riprendendo ad allenarsi in attesa di scoprire se effettivamente la stagione 2019/2020 verrà riesumata. Uno scenario, quest’ultimo, che non entusiasma particolarmente il preparatore atletico dei bianconeri Nicholas Townsend, chiamato ad un lavoro fondamentale per permettere alla squadra di mister Jacobacci di farsi trovare pronta qualora il campionato dovesse davvero ricominciare: “Premetto che concordo con quanto dichiarato nelle scorse settimane dal presidente Angelo Renzetti e dal resto dei membri del club, ovvero che secondo noi sarebbe meglio archiviare la corrente stagione e ripartire con la prossima. Sono però anche una persona molto pragmatica. Qualora si dovesse ricominciare, tutti i (legittimi) dubbi e timori legati a questa situazione particolare dovrebbero per forza di cose essere accantonati. Bisognerebbe dare il massimo per un mese e mezzo, nel quale tutti i club si giocherebbero tantissimo”.
La società ha deciso di anticipare di sette giorni la ripresa degli allenamenti, portando a quattro il numero di settimane di preparazione in vista della ripresa del campionato. Sarà sufficiente?“Solitamente servirebbe più tempo, inutile negarlo. Diciamo che l’ideale sarebbe stato avere a disposizione almeno cinque o sei settimane. Tre erano decisamente troppe poche, con quattro possiamo lavorare già un po’ di più. A tal proposito ringraziamo il presidente, che ha compreso la situazione. A livello pratico la prima settimana sarà un po’ di adattamento, faremo i testi fisici e una sorta di richiamo al lavoro, con e senza palla. Dalla seconda settimana in poi invece, i carichi di lavoro si faranno inevitabilmente più pesanti, con l’intenzione di raggiungere - al termine delle quattro settimane – una condizione fisica media, senza accusare infortuni”.
Alcune squadre sono già in campo, altre invece inizieranno dopo di voi. Per quanto tempo questa differenza di tempistiche creerà delle disparità a livello di risultati?“È difficile dirlo. Secondo me l’unica squadra che ne trarrà dei benefici tangibili sarà il San Gallo, che ha ricominciato l’11 maggio. Tutte le altre avranno al massimo sette giorni di vantaggio su di noi, una differenza non trascurabile, ma nemmeno decisiva. Io penso che un impatto maggiore sui risultati lo avranno gli infortuni: chi ne accuserà di meno avrà molte meno difficoltà”.
Infortuni che, giocando ogni tre giorni in piena estate, sembrano inevitabili…“Esatto, è chiaro che in condizioni simili – aggravate dalla preparazione fisica accorciata e due mesi e mezzo di stop – il rischio di farsi male è molto più elevato. Ma senza pensare agli scenari peggiori, banalmente una situazione del genere potrebbe portare anche “solo” a una stanchezza cronica, dettata dall’impossibilità di recuperare nel modo più adeguato a causa di trasferte, temperature e calendario serrato. Saranno delle settimane simili a quelle che abbiamo vissuto durante l’Europa League, però continuate. Per poterle superare i giocatori dovranno avere uno stile di vita perfetto anche fuori dal campo, quasi di clausura (ride; ndr)! Anche solo un 5% in più di energia recuperata potrà fare la differenza”.
In questo senso il passaggio a cinque cambi quanto potrà essere d’aiuto?“Dal punto di vista fisico, in termini di recupero della fatica, è sicuramente interessante e d’aiuto. Non bisogna però dimenticare che un cambio ha anche una valenza tecnico-tattica, dunque un allenatore potrebbe anche scegliere di non effettuare una sostituzione perché un giocatore gli serve sul campo per le sue qualità, al di là dell’aspetto fisico. Sarà interessante vedere come i tecnici riusciranno a gestire queste due peculiarità. Io però ho un’ultima osservazione da fare in merito a tutto questo”.
Quale?“Si parla molto dell’aspetto fisico, ma a parer mio la tenuta mentale sarà altrettanto importante, se non di più. I giocatori dovranno mostrare resilienza e carattere: chi riuscirà a tenere duro più a lungo avrà le migliori chance di fare bene”.
Sarebbe opportuno affidarsi ad una figura professionale, per questi mesi?“No, non credo. Riconosco il valore di uno psicologo sportivo in altre situazioni, in particolare a livello individuale. Ma non mi riferivo a quello. La squadra – giocatori e staff – dovrà saper fare gruppo e trovare dentro di sé la forza di superare ogni ostacolo. In passato è già successo, questo club ce l’ha nel DNA come testimoniano le salvezze e le qualificazioni ai gironi di Europa League. Ora si tratta di dimostrarlo una volta di più”.
(martinn)
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

