
Tra i protagonisti di Scenic Trail, anche persone comuni, ognuno con la sua storia. Qui le parole di Massimilano “Bestia” Bertini, lombardo, che ci racconta la sua esperienza con il Trail Running ed in special modo con Scenic Trail ed il suo rapporto con la Capriasca.
“Ho iniziato a correre circa 7 anni fa, per cercare di guarire dagli attacchi di panico che mi mordevano l’anima; gli specialisti a cui mi ero rivolto mi avevano proposto una cura farmacologica ma non la volevo fare, temevo avrebbero solo peggiorato la situazione, rinchiudendomi ancora di più in casa, con la paura del mondo. Invece io volevo vivere: il pensiero del bosco di larici, dell’erica selvatica, del rumore della terra sotto i miei passi era quello a cui mi ancoravo nei momenti più difficili, faticosi, bui, era l’unico pensiero che mi teneva attaccato alla realtà. Un giorno l’ho semplicemente fatto: nel momento in cui ho sentito l’attacco di panico salire, invece di rinchiudermi, sono uscito. Da lì ho capito che la soluzione ai miei problemi era quella: uscire e correre ogni volta che sentivo il morso dell’ansia; così ho restituito le pastiglie e ho acquistato una frontale e un paio di scarpe da corsa.
Nel tempo (e grazie anche al supporto di un buon psicoterapeuta) sono guarito e la corsa mi ha preso la mano. Nei primi mesi, man mano che la corsa entrava a far parte della mia quotidianità, ho capito che la strada non era il mio percorso ideale: trovavo molta più soddisfazione a correre tra i monti, sognando di emulare le gesta dei famosi atleti di Ultra Running di cui leggevo con avidità nel tempo libero. E oggi, con un certo orgoglio, posso definirmi uno di loro, anche se non sono ancora riuscito a raggiungere i livelli di un élite. Oggi, a 45 anni, non ho ancora smesso di correre in mezzo ai larici o sulle creste delle montagne, mio rifugio personale dalla frenesia della vita. Almeno una volta alla settimana mi ritaglio una giornata per pulire gli occhi e l’anima dalla fatica della quotidianità (sono un infermiere di Terapia Intensiva): mentre guardo Tesserete dal Poncione di Ganna o dal Sacro Monte di Varese o verso il Monte Boglia dalla Sighignola o dal Generoso sento il cuore che mi sorride. Ho un sacco di ricordi legati allo Scenic Trail, la gara di Ultra Trail Running a cui sono più affezionato e alla quale ho partecipato per tre edizioni (due volte alla 54 Km e l’anno scorso alla 113 km): qui ho imparato a correre in montagna e a mettermi alla prova con le difficoltà di uno sport come questo perché è un terreno di gioco completo, che ha al suo interno sia tratti tecnici che altri davvero aerei. Lo Scenic Trail è un personale dialogo di amore, in continuo crescendo, sin dalla prima volta che ho attraversato lo start.
Il tracciato è davvero tecnico e molto intenso, per farlo bene occorre essere in grado di “star sulle gambe” per tutta la gara, qualunque sia la distanza che si sta disputando richiede impegno e una buona dosa di forza di volontà. E’ una scuola efficace per chi è alle prime armi, per chi corre abitualmente in montagna ma anche per i grandi campioni, che qui ogni anno non mancano. E’ una grande emozione, per i sognatori come me, poter incontrare atleti e sportivi di livello internazionale sia in gara sia nelle serate che vengono proposte al Village: è davvero una sensazione intensa poter ascoltare Hervè Barmasse che racconta delle sue esperienze, la sera prime della gara, e poi condividere lo start (e solo quello perché già nei primi km si sono dileguati da noi atleti “normali”) con Marco Gazzola, Stefan Hugenshmidt, Andrea Huser, Francesca Canepa.. Tutto questo, nel tempo, mi ha arricchito e fatto crescere: ogni anno, gara dopo gara, riporto a casa la sensazione di aver fatto la “gara di casa”, perché è così che mi sento, accolto: sin da subito, quando arrivo a Tesserete, che poi durante la gara ci si trova circondati dai volontari che ti fan festa e son pronti a farsi in quattro per aiutarti se sei in difficoltà. Tutti sono li per incitarti: dal Race Director Aaron Rezzonico, al momento della partenza, fino all’ultimo volontario che ti indica la passerella del traguardo.
In mezzo, ad accompagnarti per tutto il tragitto, ci sono queste splendide montagne a far da cornice, dove sei libero di correre o camminare, dipende dal tuo passo e dal tratto che stai affrontando in quel momento: basta davvero poco per avere la sensazione di volare mentre sulle creste ti immagini a giocare con le nuvole che, muovendosi, celano e dischiudono allo sguardo un panorama mozzafiato sulle cime e sui laghi sul Ticino e della Lombardia; il vento ti carezza e ti porta il profumo di erba alpina e rododendro, che lisa la fatica della salita al Gazzirola, verso capanna San Lucio. Durante la traversata raramente si è soli, è facile fare amicizia con persone che vengono da tutto il mondo e che condividono con te la stessa passione per la fatica e la bellezza. Non serve parlare correttamente inglese o francese, in quei momenti ci si inventa una lingua nuova, fatta di un fluido miscuglio di tante parole dette in lingue diverse ma che diventano improvvisamente comprensibili a tutti. O se proprio non ce la si fa a fare un po’ di conversazione, anche solo un cenno di saluto, un sorriso, una foto di gruppo scattata in cima al Monte Crocione, un’incitazione fatta con il cuore aiutano ad andare avanti con serenità, passo dopo passo, km dopo km.
All’ultima gara, all’alba, mi trovavo in cima al Monte Gradiccioli e insieme ai primi raggi di sole, che illuminavano la valle e il Monte Tamaro, girandomi ho scorto chiaramente Malpensa e le luci della cittadina in cui vivo: non mi vergogno a dire che ho pianto per l’emozione. E’ formativo correre qui, soprattutto per i nostri giovani, che possono imparare a stare insieme confrontandosi e sostenendosi nelle difficoltà. Sono convinto che Scenic Trail sia una ricchezza per il Ticino perché ci si può mettere in gioco in tanti modi, ricavando esperienze che rendono non migliori ma diversi. Puoi tagliare il traguardo oppure no, non importa: torni comunque a casa arricchito. Personalmente sento di aver vinto quando arrivo infangato in albergo, che abbia finito la gara oppure sia stato recuperato da qualche parte, c’è il Signor Besomi che mi aspetta sorridente sempre disponibile a scambiare due chiacchiere davanti ad un caffè.”
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