
"È una giornata dura, triste, per me, la mia famiglia e i miei amici. Sono momenti che a volte capitano nella vita e questa volta è toccato a me."
Un Patrick Fischer provato, quello che si è concesso questo pomeriggio ai nostri microfoni.
"Onestamente non me l'aspettavo, questa mattina quando Roland (Habisreutinger ndr) ha chiamato me Andersson non credevo fosse per questo. Certo, se guardo i risultati sì, è giusto. Ma dalla bella partita di sabato contro il Losanna sono passati solo 4 giorni, ed è finita. Però sono tranquillo, perché tutto ciò che potevo dare, l'ho dato. Non possono dire di essere stato un lazzarone. Mi assumo tutte le mie responsabilità."
Forse il coach dei bianconeri sperava di avere ancora un po' di tempo a disposizione...
"Si, questa mattina eravamo arrabbiati perché speravamo di avere ancora un po' di tempo a disposizione per sistemare le cose. Negli scorsi giorni ci siamo incontrati anche con i capitani ed eravamo tutti uniti nel cercare di uscire da questa difficile situazione. Qui a Lugano ho fatto degli anni bellissimi da assistente e poi da head coach, ho fatto cose buone e meno buone ma spero che siano utili per il futuro di questa società."
Quali sono le recriminazioni di Patrick Fischer?
"Come ho creato la squadra, come ho messo insieme i pezzi. In attacco i leader sono troppo simili. Io volevo che Brunner e Klasen diventassero giocatori completi, soprattutto nelle situazioni difficili, ma volevo troppo da loro. Sono dei fenomeni quando tutto va bene, ma volevo che fosse così anche quando non gira tutto per il verso giusto. Hanno avuto reazioni che non mi sono piaciute, ecco perché li ho puniti."
Voci dicono che la squadra non voleva più l'allenatore, è vero?
"Ho visto la squadra lottare, ci abbiamo provato, ma non è bastato. Ho sentito queste voci ma spero non sia così perché altrimenti questi giocatori non andranno lontano."
Essere ultimi è un po' come tradire la fiducia di Vicky Mantegazza?
"Parliamoci onestamente. Abbiamo iniziato nel 2013, un inizio difficile, eravamo 11esimi dopo 10 incontri ma penso che mai nessun allenatore fosse stato licenziato dopo così poche partite. Siamo risaliti fino al secondo posto a tre partite della fine, poi i playoff sono andati un po' così ma posso dire che è stato un anno di successo. L'anno scorso non abbiamo avuto nessun problema tutta la stagione, ogni sera alla Resega era una festa, abbiamo inserito i giovani, poi i playoff una delusione. Lì si poteva tagliare le gambe. Quest'anno abbiamo iniziato male e sto pagando il prezzo. Ma non ho mai tradito Vicky, ho dato il massimo ogni giorno per ripagare la sua fiducia."
A pagare è sempre l'allenatore, e il direttore sportivo?
"È la legge dello sport, l'ho vissuto la mia ultima stagione a Zugo, eravamo a 8 punti sotto la riga. Il presidente è venuto da me come giocatore e ci ha detto che di sicuro non era colpa dell'allenatore ma che eravamo noi che dovevamo svegliarci, e ce l'abbiamo fatta ma questa è un po' come una favola che non succede da tutte le parti. Con Roland Habisreutinger abbiamo lavorato bene, ci ha sostenuto nelle nostre scelte."
Il contratto a Lugano era appena stato rinnovato, ma si parla già di un posto sulla panchina della Nazionale..
"C'è un contratto fino al 2018, sarà il mio agente con la società a sistemare le cose. Se me lo chiedi: sì, è il mio sogno, come quello di tutti, allenare la Nazionale. Però un paio di ore fa mi hanno detto di lasciare il mio posto quindi non sono ancora in grado di pensare al futuro."
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