
Quattordici anni, da ragazzino sbarbato a uomo maturo. Quattordici anni, da promessa a leader affermato. Quattordici anni, un titolo di campione svizzero in tasca, un ginocchio martoriato, e il rispetto, quello vero, non semplice da guadagnarsi, di un intero cantone.
Questo è Steve Hirschi, questo è quello che Steve Hirchi si è conquistato e meritato nella sua avventura a Lugano. Steve Hirschi, più di ogni altro negli ultimi decenni, ha incarnato i veri valori del giocatore di hockey. Lealtà, abnegazione, spirito e costanza. Avrebbe potuto alzare bandiera bianca anni fa. Gli infortuni, e non solo a quel ginocchio sacrificato nei play off del 2006, lo hanno tormenatato senza sosta. Lui senza batter ciglio ha sofferto e lottato ed è sempre tornato.
Oggi il Lugano, il club, ha deciso che dall'anno prossimo per lui sul ghiaccio non ci sarà più posto.
Una decisione legittima ma che deve far riflettere. Nel passato, anche in quello recente, la società ha spesso deciso di premiare con un rinnovo contrattuale chi per i colori bianconeri ha dato tanto. Si parlava, in questi casi, di un gesto di riconoscenza. Proprio quello che si sarebbe meritato, più di molti altri, Steve Hirschi.
A lui, che la maglia del Lugano l'avrebbe portata con fierezza per un'ulteriore stagione, è stato invece proposto un impiego nel settore giovanile. Nelle prossime settimane capiremo cosa deciderà di fare “Stevie”. Accetterà l'offerta del Lugano o andrà a caccia di un nuovo contratto altrove? Prevarrà il cuore o la ragione?
Cuore e ragione, quelli che per quattordici anni, Steve Hirschi ha sempre messo a servizio del Lugano e dei propri tifosi. Gli stessi che ora si aspettano di vedere la maglia numero 8 ritirata e appesa sotto le volte della Resega.
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