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Mondiale 2026
Gioie e (tante) polemiche. Giù il sipario di un mondiale «riuscito» per la FIFA, ma servono correttivi
Red.
13 ore fa
Tra polemiche, ma anche momenti storici, si chiude il mondiale. «Per la FIFA l’evento è riuscito», commenta l’esperto Raffaele Poli, «ma dovrà affrontare alcune questioni come i prezzi dei biglietti»

Con la finale andata agli archivi, si chiude la Coppa del Mondo più grande di sempre. Ora che il pallone non rotola più, cosa ci resta di tutto quello che è andato in scena dallo scorso 11 giugno? Sono diversi i filoni di discussione di un evento che ha fatto parlare tutto il pianeta e causato numerose polemiche. Li abbiamo discussi con Raffaele Poli, direttore dell'Osservatorio sul calcio del Centro Internazionale di Studi Sportivi (CIES) di Neuchâtel, partendo dall'ingerenza della politica: dal trattamento riservato ai giocatori dell'Iran, ai visti mancati, fino al caso del cartellino rosso annullato a Balogun. Decisamente troppo. «Qualcosa di eccessivo, anche dal mio punto di vista», commenta Poli, «però lo sport è sempre stato legato alla politica. Pensiamo già alle Olimpiadi, in certi tipi di regime, con i boicotti; i Mondiali di calcio sono stati organizzati in diversi Paesi con dittature e fascismi. Questi problemi fanno parte della storia ed è un po' il riflesso di quello che succede al di là dello sport e, purtroppo, non si tratta di una novità assoluta».

Dallo sport allo show

Questo Mondiale è stato anche all'insegna della spettacolarizzazione: pause pubblicitarie extra, lo show a metà tempo della finale, gli anelli per i vincitori. Secondo un editoriale odierno del Guardian, tutto ciò rischia di intaccare la magia dello sport. «D'altronde il mondiale è uno specchio del Paese organizzatore», osserva Poli. «Gli Stati Uniti sono gli inventori dello show business in tutti i campi, sport compreso, e il calcio si è adattato. Per noi europei questo stride chiaramente, e auspichiamo — forse non tutti, ma la maggioranza — che vengano messi dei paletti a questa spettacolarizzazione, che dal nostro punto di vista è eccessiva e rischia di andare a scapito dello spettacolo sul campo, quello per cui siamo davvero appassionati».

Gioie e nuove regole

Chiaramente, non sono mancati i momenti positivi. Diversi tifosi hanno creato un'atmosfera incredibile: dagli scozzesi ai norvegesi, con storie da ricordare, fino a migliaia di svizzeri riuniti in piazza anche nelle ore notturne. «Questo fa parte proprio della funzione tradizionale dello sport», sottolinea Poli, «quella di creare identità. Lo abbiamo visto con Capo Verde, ad esempio: l'orgoglio nazionale fa pienamente parte del processo di costruzione di un'identità collettiva, da trasmettere e condividere pubblicamente tutti insieme. E lo si è visto anche in Svizzera». Ma in generale, come ne esce la FIFA da questo torneo? «Nell'insieme, penso che sia andata piuttosto bene per loro», conclude Poli. «Non ci sono stati incidenti gravi. Certo, le polemiche non sono mancate — come quella sui prezzi dei biglietti, un aspetto che dovrà essere affrontato, perché si raggiungono limiti probabilmente difficili da accettare anche sul piano morale. Nel complesso, però, credo che dal punto di vista della FIFA si possa parlare di un Mondiale riuscito».