
Una brutta, bruttissima sconfitta, che ti farebbe dire che "rien ne va plus" e che questo Lugano è il favorito numero uno alla retrocessione.
A Zurigo, nel vetusto ma sempre affascinante Letzigrund, in effetti è stato un Lugano inguardabile.
Dal punto di vista della concentrazione, della precisione e della motivazione.
Impensabile, dopo la bella e convincente prestazione di sette giorni prima contro il pur modesto Vaduz.
Eppure, il Lugano visto contro il Grasshopper (tra l'altro chapeau a Tami per le soluzioni offensive che la sua squadra sa proporre), è stato troppo brutto per essere vero.
Errori banali al limite dell'indecenza calcistica ci fanno dire che questa squadra non può certamente essere quella vista sabato pomeriggio.
Non sarà la più forte del campionato, ci mancherebbe, e anzi, resta una delle più serie candidate alla retrocessione, ma la cifra di gioco che i ragazzi di Zeman sanno esprimere è sicuramente superiore a quella (non vista) sabato.
Allora, com'è possibile vivere giornate così?
La spiegazione, forse, non ce l'ha nemmeno Zeman, abituato in carriera a roboanti vittorie ma anche a simili scoppole.
Una cosa è certa. Anche il boemo, qualche errore l'ha commesso.
L'insistenza nel puntare su Veseli e la scelta di Josipovic in attacco al posto di Rossini sono solo due degli appunti che si potrebbero muovere al tecnico.
È anche vero però che dopo un 6-1 e un'interminabile serie di errori individuali, diventa difficile parlare di singoli.
L'impressione è che Zeman, che sta comunque forgiando a modo suo la squadra (chi vede regolarmente gli allenamenti non può non notare l'intensità degli stessi), non abbia ancora capito bene il livello del nostro campionato e la qualità della rosa a disposizione. Senza dimenticare che quell'idea di gioco tanto cara al tecnico, non sembra ancora essere stata digerita dai ragazzi. Ma questo è logico, ci vuole tempo.
E il tempo è il "refrain" di chi lo difende.
E in effetti è proprio così.
Con Zeman, lo si sapeva, ci vuole tanta pazienza.
Si è scelto un allenatore fuori dagli schemi e ora bisogna andare avanti sposando la sua filosofia. Fino in fondo.
Mercoledì si va a Berna, contro uno Young Boys che sembra rivitalizzato dopo l'esonero di Forte (alcuni giocatori gialloneri hanno allegramente postato una loro foto su facebook dopo una grigliata organizzata la sera stessa).
Sarà una partita che ci dirà tante cose, al di là della curiosità per le scelte di Zeman.
In conferenza stampa il tecnico aveva attaccato la squadra: "Farebbero meglio a nascondere le facce lunedì all'allenamento", ha tuonato nelle sale del Letzigrund.
Come reagirà la squadra di fronte a queste critiche?
Lo stade de Suisse ce lo dirà e ci dirà forse a che punto è il progetto Zeman a Lugano.
Mercoledì, indipendentemente dal risultato, capiremo se la squadra è con l'allenatore e soprattutto se ne sposa ancora appieno l'idea di calcio.
Ecco perché YB-Lugano vale tantissimo.
Ed ecco perché a volte, anche un 6-1, potrebbe rivelarsi benefico. Forse.
Luca Sciarini
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