
La preventivabile sconfitta rimediata allo Stade de Genève-La Praille contro la solida capolista Servette, è la più pesante dall’inizio della corrente stagione per il Chiasso, in una domenica, che di positivo ha riservato ai rossoblù unicamente la sconfitta casalinga del Kriens contro il Winterthur.
Si è trattato del decimo ko dall’inizio di un campionato iniziato più che discretamente dalla compagine di confine, che non vince più dal lontano 29 settembre, quando riuscì ad espugnare proprio la Shützenwiese di Winterthur.
Da quel giorno, capitan Belometti e compagni hanno raggranellato la miserie di due punti, frutto dei due pareggi casalinghi contro il Losanna (1-1) e, dieci giorni fa, contro il Kriens (3-3).
Ma cosa sta succedendo al Riva IV? Partiti con una squadra per due terzi rinnovata e ricca di giovani di belle speranze provenienti da Basilea (molto talentuoso il centrocampista di fascia tedesco Malinowski!) e Young Boys, tutti (dirigenti, staff tecnico, giocatori stessi e tifosi) erano ben consci delle insidie celate dalla Challenge League di quest’anno. In effetti, anche il neopromosso Kriens ha già dimostrato di valere molto di più del disastrato (economicamente sportivamente) Wohlen dello scorso campionato.
Ed è proprio sui lucernesi che i rossoblù dovranno fare la corsa, poiché l’Aarau, dopo la catastrofica partenza (6 sconfitte nelle prime 6 giornate) si è ripreso alla grande, dall’alto di una rosa all’altezza delle migliori del torneo cadetto.
Comunque, dopo 16 giornate e con quattro punti da rosicchiare proprio al Kriens, nulla è perso per il Chiasso. A patto di ritrovare gli equilibri d’inizio stagione.
Il cambio di panchina, dopo l’importantissimo pareggio casalingo strappato con i denti proprio al Kriens, non ha ancor portato i suoi frutti, anche perché in due settimane Andrea Manzo non poteva certo far miracoli. Quello che però preoccupa, è l’estrema permeabilità di una difesa che, con 39 reti incassate in 16 partite (media di 2,4375 gol) è nettamente la peggiore della lega cadetta.
E in questo senso, la dirigenza rossoblù potrebbe riaffacciarsi sul mercato invernale anche se però (e c’è un però) non comprendiamo la scelta tecnica di schierare Padula nel ruolo di laterale difensivo destro, lui che ha sempre giostrato dalla fascia di centrocampo in avanti e che a Ginevra, così come già contro il Kriens, non si è palesemente trovato a suo agio in questa sua nuova posizione, confrontato con i guizzi dello scaltro Alphonse, autore della seconda e della terza segnatura granata.
Difesa, che comunque può avvalersi dell’apporto degli esperti Adonis Ajeti e Martignoni oltre - aggiungiamo - di un certo Monighetti, troppo spesso lasciato a margine e da Belometti, da luglio costantemente schierato sulla fascia sinistra di centrocampo e che – a nostro avviso – potrebbe comodamente coesistere nel quartetto di difesa proprio con l’esperto Monighetti, quest'ultimo in grado di giostrare anche al centro.
Certo, si tratta di scelte tecniche, che non stanno comunque giovando troppo alla causa rossoblù, toccata pesantemente (va pur ricordato) dalla lunga assenza di Antoine Rey (tre turni di squalifica seguiti da un serio infortunio), pedina imprescindibile nella zona nevralgica del campo. Una prolungata assenza, quella dell’ex capitano del Lugano, che ha probabilmente privato il Chiasso di alcuni punti importanti persi nelle incredibili rimonte subite contro Vaduz (4-2), Aarau (2-3), e Sciaffusa (3-2). E tutto ciò, malgrado le reti in serie (7) di Josipovic, tornato perentoriamente ai livelli di qualche stagione fa.
Ma tant’è, si tratta già del passato, mentre a partire dal futuro prossimo, rappresentato dalla trasferta di sabato a Rapperswil, andrà assolutamente cambiato registro, magari tornando ad una difesa a quattro, perché l’esperimento a tre tentato a Ginevra non ha decisamente portato i frutti sperati.
RQ
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