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Falso certificato Covid, il nome di Fischer in una retata nei Grigioni
© SIMON HASTEGÅRD / Bildbyran
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Redazione
4 ore fa
Secondo un'inchiesta il caso dell'ex allenatore della nazionale di hockey su ghiaccio sarebbe emerso durante un'irruzione fatta nell’ambito di un'operazione contro un gruppo criminale

Non a Lucerna, ma nei Grigioni. E grazie a una retata fatta contro un gruppo criminale. È così che avrebbe avuto origine il «caso Fischer», legato al falso certificato Covid dell'ex allenatore della nazionale rossocrociata di hockey su ghiaccio. A fare chiarezza, risalendo all'origine del caso, un’indagine condotta da Klein Report che ha spiegato come il sistema giudiziario abbia scoperto il certificato falsificato. Il nome dell’ex coach rossocrociato è emerso durante un’irruzione contro un gruppo criminale nei Grigioni, accusato di aver commercializzato certificati Covid contraffatti. Poiché Fischer risiede nel Canton Lucerna, il caso è poi stato trasferito alla procura locale. Qui Fischer è quindi stato condannato per falsificazione di documenti.

Una truffa diffusa in tutta la Svizzera

Il caso del certificato Covid falsificato, dunque, non avrebbe avuto origine a Lucerna (come ipotizzato inizialmente), bensì nei Grigioni. A rivelarlo è stata una ricerca condotta da Thomas Renggli e Ursula Klein. Secondo quanto riportato, il nome di Fischer sarebbe emerso - come detto - durante un'irruzione fatta nell’ambito di un'operazione contro un gruppo criminale nel Cantone dei Grigioni. Gruppo accusato «di aver organizzato vaccinazioni e di aver commercializzato certificati Covid falsi durante la pandemia». Truffe di questo tipo erano diffuse in tutta la Svizzera all'epoca, spiega Klein Report: «I medici offrivano la propria firma in cambio di denaro affinché i certificati potessero essere venduti senza che fosse stata effettivamente somministrata alcuna vaccinazione».