
"Era un anno e un mese che ero fermo dopo l'esperienza di Yverdon. Ho una voglia incredibile di ripartire."
È come un fiume in piena Vittorio Bevilacqua. Non che questa sia una grossa novità per chi conosce il buon Vito. Lui è sempre stato così, ma oggi lo è ancora di più.
Da qualche giorno ha assunto la guida dello Stade Nyonnais, squadra ambiziosa di Prima Lega Promotion.
Per lui, almeno inizialmente, un contratto annuale e tanti chilometri da percorrere.
"Vivo ad Yverdon e non trasloco. Ogni giorno macinerò 70 chilometri ma questo non mi spaventa. Attualmente lavoro come rappresentante e al momento non ho previsto di cessare questa attività. In futuro si vedrà..."
Già, il futuro, quello che per lo Stade parla di Challenge League. "A medio termine i dirigenti vogliono ottenere la promozione. Quest'anno l'obiettivo è di chiudere fra le prime cinque. Iniziamo la preparazione e poi man mano completeremo la rosa. Adesso abbiamo 14 giocatori ma il mio desiderio è di avere a disposizione due opzioni per ogni ruolo."
Per Vito questa è una grande opportunità di rilancio, ma non parlategli di rivincita. "No, no. Guardate che io ho sempre fatto bene. Quando sono stato mandato via, non è mai successo per questioni sportive ma a causa del mio carattere un po' fumantino e a volte scontroso."
Una personalità che a Nyon servirà però molto. "Qui hanno bisogno di uno come me, anche se so che devo darmi una calmata. In questi giorni ho ricevuto mille messaggi di auguri, tanti però mi hanno anche scritto "fa mia l'asan".
Bevilacqua, 57 anni, è da ormai una decina di anni in Romandia, ma non dimentica che casa sua è il Mendrisiotto. "Aspetto sempre una telefonata dalle vostre parti, una chiamata che non arriva mai. L'ex presidente del Chiasso Davide Lurati mi ha sempre detto di non mollare. Quando c'era da scegliere un allenatore il mio nome era sempre sul tavolo ma non sono mai stato preso. Prima che ingaggiassero Camolese ho parlato con Galante ma anche in questo caso non se n'è fatto niente."
Quello rossoblù è un chiodo fisso per Vito. "Passano gli anni e loro sanno che io a Chiasso ci andrei anche a piedi. Sono però abituato ad attendere le chiamate e non a propormi. Mi sarebbe anche piaciuto tornare a casa ma alla fine se non mi prendono mai, non mi prendono mai..."
Quella che non viene mai scalfita è la convinzione nei propri mezzi. "Non ho mai allenato in Super League e so che lì ci sono allenatori migliori di me ancora a spasso. In Challenge League sono invece convinto di poter allenare ogni squadra. Una volta la frustrazione di non ricevere una chance mi faceva diventare matto, oggi invece la prendo con filosofia..."
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