
Bernie Ecclestone ha annunciato le proprie dimissioni da presidente della società che gestisce la F1, manterrà comunque il ruolo di amministratore delegato e di conseguenza gli incarichi operativi.
Come mai? Semplicemente perché è imminente in questi giorni un'azione legale nei suoi confronti.
La procura di Monaco di Baviera ha annunciato l’avvio di un'azione di accusa, per la quale Ecclestone sarebbe stato convocato, con altri 39 testimoni, fra i quali l’ex presidente della Daimler, Jürgen Hubbert, e l’ex ministro delle finanze della Baviera, Kurt Faltlhauser.
L’accusa è di corruzione per 44 milioni di dollari che il capo della Fom avrebbe versato a titolo di bustarella al banchiere Gerhard Gribkowsky, per facilitare il passaggio di consegne della holding F1.
Nel 2011 il patron della Formula 1 ammise di aver pagato il banchiere Gerhard Gribkowsky, ma solo perché quest'ultimo avrebbe minacciato di esporre alcuni dei suoi rapporti finanziari all’Agenzia delle Entrate su delle non precisate questioni finanziarie.
Pur dicendo di non aver nulla da nascondere al fisco, Ecclestone scelse di pagare Gribkowsky perché le indagini e le prove della sua innocenza, sarebbero costate molti più soldi. Da qui la decisione di versare la tangente sul consiglio dei suoi stessi avvocati.
Facile presumere che eventuali tentavi diplomatici di trovare una mediazione extragiudiziale siano falliti.
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