
Assopitosi nelle ultime settimane in seguito alla tranquillità imposta dall’emergenza coronavirus, ieri il mondo dell’hockey elvetico è stato prepotentemente risvegliato da un colpo di scena. Il Berna, reduce da una stagione decisamente negativa e ampiamente sotto le aspettative, ha deciso di cambiare la propria guida sportiva, ingaggiando l’ex portiere e leggenda dell’hockey femminile rossocrociato Florence Schelling quale nuovo DS, al posto di Alex Châtelain (che rimarrà comunque all’interno dell’organizzazione, ma con un altro ruolo).Una nomina che ha colto di sorpresa anche la sua ex compagna di nazionale e difensore del Ladies Team Lugano, Nicole Bullo: “Sono rimasta stupita, lo ammetto – ci ha raccontato – Non me lo aspettavo proprio, specie in un momento particolare come questo, ricco di incertezze su più fronti. Penso però che sia un segnale estremamente positivo per quel che concerne l’accettazione della figura femminile all’interno dell’hockey maschile”.
Conosci Florence da diverso tempo, vedevi per lei un futuro simile? Te ne ha mai parlato?“Onestamente vivendo lontane, negli ultimi anni ci siamo un pochino perse di vista, ma in passato non mi aveva mai parlato di ambizioni simili. Anche perché fino alla scorsa stagione era attiva come allenatrice della nazionale femminile U18 e come assistente allenatore nelle Ladies del Rapperswil, dunque ipotizzare un cambio di ruolo e di scenario di questo genere era difficile”.
A Berna dovrà far fronte a diverse questioni spinose – scelta del nuovo tecnico su tutte – e una pressione non indifferente, specie dopo una stagione negativa come quella appena conclusa…“Ricoprire il ruolo di direttore sportivo – o in questo caso direttrice – in uno dei club più importanti e ambiziosi d’Europa non è semplice per nessuno, indipendentemente dal sesso. Gli Orsi hanno un budget stratosferico, giocatori di primissimo piano e delle aspettative elevate, ancor di più dopo un’annata negativa come quella scorsa. Le auguro davvero di avere tantissimo successo, per lei e per il bene della percezione dell’hockey femminile all’interno dell’ambiente maschile, che ne gioverebbe”.
Come DS è necessario disporre di una rete di contatti che solitamente viene costruita in anni di carriera all’interno dell’ambiente, in pista o dietro una scrivania. Florence è molto giovane e proviene dal lato femminile di questo sport, come la vedi da questo punto di vista?“Sono sicura che con il tempo riuscirà ad ampliare il suo bagaglio di contatti e di conoscenze, ma so com’è fatta e se ha accettato il lavoro è perché si sente in grado di svolgerlo al meglio. Anche perché non bisogna dimenticare che nel corso della sua carriera Florence è stata per degli anni in Svezia, negli Stati Uniti e in Canada. Senza contare che ha anche giocato con i maschi, nel Bülach in prima lega. Insomma, ha sicuramente un’esperienza non indifferente a più livelli e in diversi ambiti”.
Questa nomina fa il paio con quella annunciata pochi giorni fa in Svezia di Jenny Silfvestrand (già CEO del Djurgården) quale nuovo CEO della Swedish Hockey League (SHL). Senti che si sta vivendo un momento storico, in cui alcune barriere stanno venendo pian piano abbattute?“Penso proprio di sì, è già da un po’ che lo percepisco. Posso per esempio aggiungere che Blake Bolden, una giocatrice americana passata anche da Lugano (stagione 2017/2018; ndr) e con la quale ho ancora un ottimo rapporto, recentemente è stata nominata scout ufficiale dalla franchigia NHL dei Los Angeles Kings. Avverto un’apertura nei confronti delle figure femminili e questo è fantastico, anche – in prospettiva – per il nostro hockey”.
Pensi in Svizzera che quanto fatto a Lugano da Vicky Mantegazza negli ultimi anni abbia funto da apripista per arrivare alla nomina di Schelling?“Credo che diverse figure femminili negli ultimi anni abbiano dato un contributo tangibile per permettere di cambiare determinate convinzioni. Penso a Vicky quale presidente dell’HC Lugano, ma anche alla stessa Florence che ha spesso sfruttato la sua figura di riferimento all’interno dell’hockey femminile per avvicinarsi a quello maschile (e viceversa). Senza dimenticare Daniela Diaz, prima donna ad avere ricevuto un contratto a tempo pieno all’interno della federazione elvetica. Trovo che tutte loro, con il loro apporto, abbiano fatto sì che si arrivasse ad avere i presupposti giusti per prendere decisioni come quella annunciata ieri dal Berna”.
Ricoprire una carica all’interno dell’hockey maschile è qualcosa che potrebbe interessare anche te, una volta appesi i pattini al chiodo?“No, personalmente non credo. Sento che l’hockey femminile ha ancora bisogno di essere spinto e qualora dovessi decidere di dedicare del tempo a questa disciplina anche una volta terminata la mia carriera, penso che prenderei volentieri quella direzione. Per adesso però non ci ho ancora davvero riflettuto, da giocatrice in attività preferisco rivolgere i miei pensieri a quanto accade sul ghiaccio”.
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