
Campionati giovanili sospesi e gare degli attivi posticipate di 15 minuti. Come anticipato ieri da TeleTicino, la Federazione ticinese di calcio (FCT) ha confermato i provvedimenti in risposta “ai comportamenti antisportivi sui campi di calcio e dei gravi fatti avvenuti in particolare in queste ultime due settimane”. Gli episodi in questione sono gravissimi: un giovane arbitro molestato fisicamente e insultato, un altro direttore di gara insultato da allenatori e dirigenti, un altro ancora colpito con un pugno da un giocatore sono un bollettino di guerra intollerabile. Specie se ad essere coinvolti sono dei ragazzi.
Basterà il segnale lanciato dalla FTC? Ne abbiamo parlato con l’ex nazionale Kubilay Türkyilmaz.
“È un disastro – commenta amareggiato – È un problema che purtroppo è generale e non legato solo al calcio. Non ci sono limiti”. Risse e insulti non sono certo una novità, specie sui campi delle leghe inferiori, ma l’impressione è che si stia assistendo a una regressione. “Ai miei tempi quando giocavo in 4° e 5° divisione con una squadra di stranieri venivamo insultati, ma quello che è successo ultimamente non me lo so spiegare”.
Lascia l’amaro in bocca leggere di ‘genitori-tifosi’ coinvolti in questi episodi. Chi dovrebbe dare il buon esempio si trasforma così nel peggior aizzatore: “Se avessi aggredito un arbitro mio padre avrebbe dato qualche sberla a me. Oggi è il contrario…”
A questo punto appare davvero improbabile che rimandare qualche partita possa davvero cambiare le cose. “La Federazione non può fare niente. Bisogna partire dall’educazione ai ragazzi. A questo punto cosa si può fare? Chiudere i campionati?”. Un ruolo centrale dovrebbero averlo proprio quei genitori che sbraitano a bordocampo, ma spesso sono proprio loro a sognare una “carriera” per i propri figli.
“Giro tanti campi e mi è capitato più volte di vedere comportamenti allucinanti da parte dei genitori. Io mi vergognerei a comportarmi così davanti a mio figlio. A che punto siamo arrivati”.
Una possibilità potrebbe essere l'introduzione di sanzioni molto più severe in caso di episodi di violenza? “Si può provare. Al punto in cui siamo si può solo provare - commenta Kubi – Un ragazzino di 16-17 anni dovrebbe però capire le conseguenze del proprio gesto. Tirare un pugno potrebbe avere conseguenze anche gravi. È subito fatto, la vittima cade male e batte la testa... Sono episodi che possono rovinare la vita e non finiscono al momento del gesto”.
Quello che è certo è che la situazione è tutt’altro che rosea. “C’è molto menefreghismo sul tema”, conclude.
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