
È stata una brutta batosta quella incassata ieri in casa dal Basilea. Non tanto per il risultato, una sconfitta maturata al 90' contro i campioni di Francia del PSG dopo un secondo tempo in crescita, ma per il verdetto della classifica. I renani vedono svanire l'accesso agli ottavi di finale di Champions League e anche il proseguimento del cammino nella seconda competizione europea non è per nulla scontata.
Attualmente il Basilea è fermo a un punto, quello ottenuto in casa contro proprio i bulgari del Ludogorets, prossimi avversari dei renani il 23 novembre in quello che si prospetta il vero e proprio crocevia della stagione.
Il campionato, gufate a parte, sembra già in cassaforte, ma l’impressione è che ai renani manchi sempre quel qualcosa in più quando si trovano confrontati con palcoscenici più importanti. Abbiamo provato a capire cosa non va con Kubilay Türkyilmaz, ex attaccante del Grasshoppers e della Nazionale.
L’impressione è che a questo Basilea manca sempre qualcosa. Di cosa si tratta: qualità tecniche, grinta oppure è la sfortuna a metterci lo zampino?
“Il livello della squadra è buono, il Basilea ha dimostrato di essere una squadra molto valida, penso al secondo tempo di ieri. E anche all’andata hanno colpito tre pali. Sì, c’è stata la sfortuna di mezzo, ma non dimentichiamo che i tre gol incassati all’andata sono frutto di errori dei singoli e anche ieri il calcio d’angolo nasce da una palla mal protetta da Steffen. Sono errori che in campionato non fanno”.
Un Basilea a due facce quindi...
“In campionato sanno di essere più forti e non sbagliano. Non sono invece abituati al ritmo delle partite in Europa, e non avendo la stessa sicurezza che hanno in Super League i giocatori sono più soggetti a errori individuali”.
La “colpa” è forse di una Super League troppo scarsa?
“In Super League il Basilea vince il campionato giocando al 40-50%, in Europa non basta e si è visto. Parlerei di campionato poco interessante. Il Basilea è inarrivabile e i club non sono incentivati a investire per cercare di vincere il titolo. Il GC ad esempio incassa 12-13 milioni e ne investe uno. Non esistono più ambizioni di squadra, i singoli si mettono in mostra sperando di essere acquistati dai club europei. Il Basilea gioca contro squadre poco motivate che di certo non possono rappresentare delle sfide all’altezza della rosa a disposizione di Urs Fischer”.
Una Super League ridotta a un ruolo di vetrina quindi?
"La mancanza di stimoli per la squadre fa sì che i giocatori pensino a loro stessi. I club invece investono prevalentemente in giovani delle serie inferiori da valorizzare e rivendere al miglior offerente. Penso al GC, cha ha ingaggiato Tami per lavorare con questi giovani. È una strategia che non guarda al futuro, se si sbagliano gli acquisti si rischia di fare la fine dello Zurigo".
In Inghilterra lo Swansea (squadra gallese) gioca in Premier League oppure pensiamo al Vaduz che gioca in Svizzera: immaginare il Basilea in Bundesliga è forse troppo azzardato?
“La risposta la dà il pubblico: ai miei tempi gli stadi erano pieni, 12-13'000 spettatori quando con il GC affrontavamo lo Young Boys, ora sono semivuoti. Come detto, il campionato svizzero è poco attrattivo. Cinque anni fa mi ero auspicato di vedere il Basilea in Bundesliga, ma la Federazione non lo permetterebbe mai”.
A questo punto non ci resta che sperare che la stagione possa proseguire in Europa League...
“Sì ma non ci metterei la mano sul fuoco. Ieri l’Arsenal ha vinto 3-2 in rimonta e all’andata il Basilea ha sofferto: i bulgari non sono da sottovalutare”.
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