
Roberto Morinini questa volta non ce l’ha fatta. Ha perso la partita più importante, la più difficile, impossibile, forse. Quella con la vita. Il mister – come lo chiamavano i suoi giocatori e tutti noi – si è spento oggi all’età di 60 anni. Era malato di cancro. La malattia non l’aveva mai nascosta. Anzi l’aveva affrontata, pubblicamente, davanti a tutti. Ma senza esibizionismo, senza vittimismo. Mai. Con lo stesso piglio con cui dirigeva la squadra, con la stessa verve che esibiva in panchina. Una dignità d’altri tempi, rocciosa, come era lui. Ai microfoni non ne ha mai voluto parlare. Ma privatamente, a chi gli chiedeva della sua salute, ostentava una malcelata sicurezza: “Sto bene, è tutto sotto controllo”, ripeteva. Forza di un ottimismo incrollabile. Come prima della doppia sfida con l’Inter: “Possiamo vincere…” martellava i suoi giocatori. Nessuno o quasi ci credeva, eppure alla fine è stato così, quella volta. Ha vinto davvero. Stupendo tutti. Ma oggi no. Oggi la storia è un’altra. Purtroppo. La nostra ultima immagine, l’ultimo fotogramma è quello del mister, già divorato dalla malattia, che durante le ultime conferenze stampa, quelle dell’avventura bianconera, ribatteva colpo su colpo con la sua proverbiale fierezza, nonostante quella che anche lui sapeva già essere la sua ultima sfida. Persa. Ma l’amore per il suo lavoro e per i colori bianconeri avevano prevalso, anche quella volta. E quando c’è di mezzo l’amore, la vittoria e la sconfitta, non sono altro che un dato statistico. Ciao, mister. Il ricordo di Giulini, Renzetti e Antonini"Una persona di prima levatura. Un'ottima conoscenza del calcio. E una personalità, coerente. E' un dolore per tutto il mondo del calcio e la famiglia. Lascia un vuoto e un buon ricordo in tutti noi", così lo ricorda a caldo il patron granata Gabriele Giulini ai microfoni di Radio 3i (per ascoltare tutta l'intervista clicca qui). "Il dolore è forte. Avrei sperato che ce la facesse. E ho cercato anche con la mossa dell'anno scorso di dargli una mano, perché era legato al calcio e al Ticino. Spero che il ricordo rimanga. E che gli si dedicherà qualcosa. Il calcio svizzero perde una traccia", questo il ricordo del presidente del Lugano Angelo Renzetti (per ascoltare tutta l'intervista clicca qui). "Eravamo preparati a questa notizia - racconta il giornalista sportivo Mauro Antonini a Radio 3i - perché era da diversi mesi che Roberto non stava bene. Lui non ha mai voluto smettere di crederci. E faceva così anche quando era nel calcio. Provo profonda tristezza perché ero legato a lui da un'amicizia durata tanti anni. Viene a mancare un amico e una persona molto cara, che aveva carisma, una personalità un pò introversa, ma di grande umanità" (per ascoltare tutta l'intervista clicca qui). red
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