
Ha perso la battaglia più importante, quella contro il cancro. Ma non ha mai smesso di mollare, neanche negli ultimi 7 anni quando la "bestia", come la chiamava, sembrava impossibile da sconfiggere. Emiliano Mondonico è stato un romantico guerriero della panchina, indimenticabile quando nella finale di coppa Uefa tra Torino e Ajax si è ritrovato ad alzare la sedia per protestare contro l'arbitro.
E' morto oggi a 71 anni, compiuti 20 giorni fa, in una vita costellata di battaglie con le squadre di provincia che ha allenato, con risultati spesso sorprendenti: come la promozione in A della Cremonese dopo 54 anni, o quella dell'Atalanta nel 1988, dove con i neroazzurri è riuscito ad arrivare alle semifinali di Coppa delle Coppe. E le imprese con un Torino esaltante, arrivato in finale di coppa Uefa contro l'Ajax e vincitore della Coppa Italia nel 1993. Ovunque sia andato ha lasciato un buon ricordo, tanto che a Firenze gli è stata dedicata una via.
Oltre al calcio professionistico, l'impegno sociale: testimonial del Csi e il volontariato con i ragazzi delle medie di Rivolta, gli ex alcolisti e gli ex tossicodipendenti. Genuino e passionale, ma in grado di scoprire talenti e far rendere al meglio ogni singolo elemento per il bene collettivo della squadra. Addio Mondo, ci mancherai.
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