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Sport
È morto Mariano Botta
Redazione
13 anni fa
Dopo lunga malattia, la notte scorsa si è spento a Locarno. Aveva 57 anni. Lascia la moglie Mariella e la figlia Alessandra.

Una vita dedicata alla professione e al ciclismo, i suoi due grandi amori. Questo era Mariano Botta, cronista tutto d’un pezzo, schivo e modesto. Era cresciuto alla dura ma efficace scuola di Don Alfredo Leber all’inizio degli Anni Settanta, quella stessa che ha regalato tanti bravi colleghi al giornalismo cantonale. E nel Giornale del Popolo ha lasciato un pezzo di sé quando nel 2004, chiamato da Matteo Caratti, passò alla Regione, suo malgrado: la situazione del quotidiano della Curia era traballante e lui, comunque turbato, alla fine decise di compiere il gran passo. Ricordiamo ancora le parole dell’addio, da lui confidateci tempo dopo la partenza per Bellinzona: “Ieri sera dopo oltre 30 anni ho chiuso la mia esperienza al GdP. Prima di lasciare la sede, sono andato nella Cappella a pregare…”. Fervente cattolico, Mariano trovava nella fede la forza per dedicarsi al suo lavoro, una specie di missione: arrivava in redazione alle 14, e se ne usciva soltanto a mezzanotte inoltrata, stanco ma sempre soddisfatto, perché, diceva, “che senso ha lasciare l’ufficio senza essere contento di quanto hai fatto?”. Dava sempre il cento per cento, e quando gli sembrava di non essere stato all’altezza, se ne rammaricava. Mariano Botta era una sorta di “enciclopedia” del ciclismo moderno. Ha seguito da inviato Mondiali, Giri di Svizzera, Tour de Romandie e classiche, con una passione estrema, mai venuta meno nemmeno in questi anni assai turbolenti in cui il ciclismo è stato sconfitto dalla piaga del doping. Ma non ha mai dimenticato da dov’è partito: dalle corse ticinesi, il Giro del Gambarogno, il Giro del Mendrisiotto, il Gran Premio d’Apertura e altre gare locali, di cui recentemente si sono perse le tracce, per la grande delusione del giornalista locarnese, cresciuto a pane e…Velo Club. Mariano Botta è stato, anche, giornalista sportivo universale: oltre all’amatissimo ciclismo (era stato un discreto esordiente) si è occupato di tanti altri sport e anche per questo era molto conosciuto e amato dagli sportivi ticinesi che intervistava e per i quali si batteva contro colleghi che ritenevano certe discipline tutt’altro che mediatiche. Lui ne fece una sorta di cavallo di battaglia, perché in fondo gli piaceva essere dalla parte di chi aveva poca ribalta o dalla parte di chi faticava a imporsi. Un po’ come in ufficio: una buona parola non mancava mai, soprattutto per coloro che erano alle prime armi o per coloro che non erano nella miglior giornata. Recentemente avrebbe voluto assistere al prologo del Tour de Suisse ad Ambri ma la malattia non glielo ha permesso. Il tenace e indomito Mariano questa volta non è riuscito a scalare la montagna più dura. Un abbraccio fraterno, mi mancherai MAURO ANTONINI

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