
Domani mattina, dalle 9:30 ora svizzera, il mondo del tennis si fermerà per l’ultimo atto degli Australian Open. Novak Djokovic è a un passo – o meglio, a un match – dal suo sogno proibito: agguantare il 25.esimo titolo del Grande Slam, stabilendo un nuovo, impressionante record. Ma tra il serbo e l’eternità c’è l’ostacolo più duro, il «nuovo che avanza» che ormai è già presente: Carlos Alcaraz.
Il peso della storia e l’ombra di Medvedev
Nole arriva alla finale con il vento in poppa dopo la straordinaria semifinale vinta contro l'italiano Jannik Sinner, definita dallo stesso serbo come la sua «serata più bella in termini di sostegno del pubblico». Eppure, la pressione è una compagna di viaggio ingombrante. Il ricordo corre inevitabilmente alla finale degli US Open 2021: anche allora il record era lì, a portata di mano, ovvero la conquista del cosiddetto Grande Slam, ma Djokovic crollò sotto il peso dell'ansia contro Daniil Medvedev. Domani, però, il «Djoker» cercherà di evocare lo spirito del 2012, quando piegò Nadal in una maratona di quasi sei ore sempre agli Australian Open. «Spero di avere abbastanza energia per lottare fino all'ultimo», ha confidato il nativo di Belgrado.
Alcaraz, la bestia nera moderna
Dall'altra parte della rete ci sarà il numero 1 al mondo. Lo spagnolo non è solo un finalista, è il giocatore che ha scippato a Djokovic gli ultimi Slam importanti: Wimbledon 2023 e 2024, oltre alla semifinale degli US Open 2025. Alcaraz arriva a questo appuntamento dopo una battaglia epica di 5 ore e 27 minuti contro Alexander Zverev. A 22 anni, «Carlitos» punta a diventare il più giovane di sempre a vincere tutti e quattro i tornei Major. «Da un punto di vista biologico, per lui sarà più facile recuperare», ha ammesso con onestà Djokovic, consapevole che i 16 anni di differenza si faranno sentire.
Esperienza contro esuberanza
Djokovic giocherà la sua 38.esima finale Slam, l’undicesima a Melbourne, dove non ha mai perso nell'atto conclusivo (10 su 10). Oltre alla tecnica, il serbo metterà in campo quella rabbia agonistica alimentata dalle critiche: «C'era un gruppo di esperti che voleva che mi ritirassi. Mi hanno dato la motivazione per dimostrare che si sbagliavano». Nole ha risparmiato energie preziose grazie ai ritiri di Mensik e Musetti nei turni precedenti, un fattore che potrebbe rivelarsi decisivo contro un Alcaraz apparso stanco, ma sorretto da una grinta fuori dal comune.
In palio l'immortalità
Comunque vada, la Rod Laver Arena sarà teatro di un evento epocale. Da una parte il veterano di 38 anni che vuole blindare il titolo di «Greatest of All Time», affrancandosi da Roger Federer e Rafael nadal, dall'altra il fenomeno di 22 che vuole certificare il passaggio di consegne definitivo. Come ha riassunto perfettamente il serbo: «Sia lui sia io scriviamo una pagina di storia ogni volta che giochiamo».

