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"Difficile dialogare Oltralpe, dobbiamo guardare all'Italia"
"Difficile dialogare Oltralpe, dobbiamo guardare all'Italia"
"Difficile dialogare Oltralpe, dobbiamo guardare all'Italia"
Redazione
10 anni fa
Il presidente Renzetti dice la sua sulle sfide economiche per i club svizzeri e tanto altro: "Golemic farà strada"

La recente notizia del rischio di fallimento per il FC Locarno, confrontato con debiti per oltre 400'000 franchi, ha riportato in auge lo spettro dei problemi finanziari che in passato sono costati decisamente cari ad alcuni club svizzeri, anche alle nostre latitudini.

Come dimenticare ad esempio l’AC Bellinzona, fallito nell’aprile del 2013, oppure il Lugano, che ha subito sorte analoga nel marzo del 2003. Più recentemente, oltre al Locarno si è parlato dei problemi finanziari del Thun dell’ex bianconero Matteo Tosetti, per quello che sembra essere un vero e proprio “leit motiv” per molti club svizzeri. Abbiamo provato a capire il perché con il presidente del Lugano Angelo Renzetti.

Secondo lei come mai così tanti club si ritrovano in cattive acque? Quasi un paradosso se pensiamo alla situazione economica in Svizzera.

“Qui le dimensioni sono diverse rispetto ad altre realtà europee. Siamo si confrontati con un calcio professionistico con stipendi importanti, ma ci sono pochi spettatori e meno passione. Per come la vedo io in Super League la situazione non è così nera. Il Thun è penalizzato da un bacino d’utenza piccolo, ma altre squadre riescono a fare mercato. Il GC ha visibilità anche oltre i confini nazionali, riesce a vendere in Francia e Inghilterra. Qui in Svizzera su certi aspetti siamo più precisi, all’estero certe situazioni vengono un po’ annacquate…”

Quali sono le problematiche maggiori per i club elvetici, in particolare per il Lugano?

“Essere sulla corda tutto il tempo. Non abbiamo linee di credito, ciò che incassiamo lo spendiamo per il mercato. È una condizione che ci tiene sul chi vive. Una soluzione potrebbe essere integrare altre persone e attuare una strategia più espansiva. Per questo ci vogliono i risultati - che stanno arrivando – e l’attrattività necessaria per coinvolgere le zone limitrofe, ad esempio la Lombardia”.

Visibilità che potrebbe arrivare da un nuovo stadio? Magari di proprietà…

“Non possiamo dialogare con la Svizzera interna per via delle Alpi, vedo più fattibile un dialogo con l’Italia. Ad esempio con collaborazioni che possano portare a uno scambio di giocatori. Dovremmo puntare a diventare una realtà italofona capace di attirare pubblico anche da Como e Varese. Uno stadio in centro città, in una posizione accessibile a pochi passi dall’uscita autostradale e dai contenuti multipli è un’ottima opportunità. Si creerebbero dei punti d’incontro e dei brand. Penso a una struttura dove è possibile andare dal medico o dal fisioterapista, dove si può fare shopping e andare in palestra”.

In una recente intervista, Kubilay Türkyilmaz aveva parlato di mancanza di stimoli per i grandi club nell’investire forti somme visto il predominio del Basilea in Super League, preferendo puntare su giovani calciatori da valorizzare e rivendere. Strategia rischiosa oppure questo è davvero il futuro per il nostro calcio?

“In Svizzera abbiamo un buon bacino di giovani calciatori, basti pensare ai Campioni del mondo Under17 nel 2009. In una realtà come la nostra è inutile investire come si fa ad altre latitudini. Il Basilea è tenuto a farlo: hanno lo stadio pieno e le competizioni europee”.

Capitolo Basilea: in campionato è inarrestabile, in Europa un po’ meno. Come lo vedrebbe impegnato in Bundesliga? Darebbe nuova linfa alla nostra Super League?

“Basilea è una realtà eccezionale, ma non dimentichiamo che in Europa lo Zurigo sta andando avanti pur essendo una squadra di Challenge League. Potrei vederlo in Bundesliga ma non per livellare il nostro campionato. Piuttosto riusciremmo a vedere il suo vero valore e quello del nostro campionato”.

È vero, come ci ha detto Mattia Bottani, che il Lugano Oltralpe non è simpatico?

“Personalmente ho ricevuto diverse lettere di apprezzamento da parte di tifosi svizzeri tedeschi, mentre nel comitato dei presidenti non c’è mai stato nessun problema. Non ho sentito questa antipatia e non voglio sentirla”.

Si avvicina il mercato invernale, come vi muoverete? Farete degli investimenti per migliorare ancora di più la classifica oppure punterete su qualche giovane da valorizzare?

“Non possiamo permetterci degli investimenti nel mercato invernale. Abbiamo quattro posti a disposizione, eventualmente valuteremo se dovessimo trovare qualche collaborazione con squadre che potrebbero prestarci dei giocatori in grado di darci qualcosa in più”

In ogni caso lei è soddisfatto della rosa attuale?

“Si, quest’anno i giocatori hanno dimostrato qualcosa in più dal punto di vista della maturità e anche la squadra è migliorata rispetto all’anno scorso”

Il giocatore che l’ha impressionata più di tutti?

“Beh, Alioski è sulla bocca di tutti ma noi puntiamo molto su Golemic. Ha delle qualità straordinarie sia caratteriali che calcistiche. È il prototipo del calciatore, trascina la squadra e i compagni. Ci metto la mano sul fuoco: farà strada”.

Da un giocatore che l’ha impressionata, a uno che non ha soddisfatto appieno le aspettative: Ofir Mizrachi…

“Mizrachi è in prestito con diritto di riscatto. Ovviamente non possiamo far valere questo diritto con le prestazioni attuali, ma faremo delle riflessioni in merito con lui. Non la vedo come una sconfitta, l’importante è trovare una soluzione migliore per entrambi. Per noi, prima viene la persona e poi il calciatore. Sulla stagione, prima di pronunciarmi traccerò un primo bilancio a dicembre e poi a fine stagione. Se nelle prossime quattro partite riusciremo a ottenere buoni risultati, chapeau a tutti!”

nic

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