
Francesco Russo è e resterà un giocatore del Lugano. Il portiere, rientrato dal prestito all'Aarau, si è incontrato oggi con Angelo Renzetti e si è accordato per un prolungamento del suo contratto che originariamente sarebbe scaduto al termine della stagione 16/17.
"Non abbiamo ancora definito i dettagli, come per esempio la durata. Io ho dato la mia disponibilità. Sistemeremo tutto prima di iniziare la preparazione."
Almeno sulla carta Russo inizierà la stagione dalla panchina.
"Il titolare sarà Salvi ma, come si è visto, gli avvicendamenti sono sempre possibili. Starà a Mirko sfruttare tutte le sue occasioni. Se il nuovo allenatoreavrà bisogno, saprà di poter contare su un uomo affidabile e con esperienza che sarà sempre utile nello spogliatoio."
Immaginiamo che nel colloquio con Renzetti ci sia stata anche l'occasione di appianare le divergenze sorte nel momento della partenza di Russo verso Aarau.
"È vero, aveva detto che non sono un leader, ma poi nel corso del girone di ritorno ha anche detto che sotto questo aspetto uno come Russo gli mancava. È tutto chiarito e guardiamo al futuro. Ci tengo comunque a sottolineare che non è vero che sono andato via perchè ero finito in panchina. Ho deciso di partire per altri motivi che sono emersi più tardi, ad immagine delle molte dichiarazioni infelici del mister."
Il mister, già Zeman. Con il boemo per Russo non sono stati mesi facili.
"Di lui preferisco non parlare. Ha vissuto una vita a far parlare di sè. Su questo ha costruito le sue fortune. Per me è un capitolo chiuso."
La delusione e il disappunto portano però Russo a tenere aperto il capitolo Zeman per qualche secondo in più. Giusto quelli necessari per esprimere il suo rammarico.
"Ha messo in discussione il mio lato umano. Le scelte tecniche le ho sempre rispettate ma quando un allenatore si permette di toccare il lato umano di un giocatore, allora è meglio dividere le strade prima che qualcosa di più grave possa succedere. Ho avvertito da parte sua una totale mancanza di rispetto. Per me partire è stata una scelta difficile, ci ho sofferto parecchio, tant'è vero che anche se a distanza ho sempre cercato di svolgere il mio lavoro di leader nello spogliatoio del Lugano."
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