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Da Escobar a Fernandinho, storie di ordinaria follia
Da Escobar a Fernandinho, storie di ordinaria follia
Da Escobar a Fernandinho, storie di ordinaria follia
Redazione
8 anni fa
Autore di un autogol contro il Belgio, il difensore brasiliano è stato minacciato di morte. Nel 1994, l'ex nazionale colombiano fu assassinato per un'autorete

Vi ricordate Andrés Escobar, difensore della Colombia che ai Mondiali americani del 1994 ebbe la sfortuna di mettere a segno un'autorete nella partita contro gli Stati Uniti? Ebbene, rientrato in Colombia dagli States, l'ex giocatore dell'Atletico Nacional di Medellin e dello Young Boys nella stagione 1989/90, fu freddato nel parcheggio del Bar Padua di Medellin con alcuni colpi di mitragliatrice da Humberto Muñoz Castro, ex guardia del corpo a capo dei Pepes, organizzazione paramilitare operante in Colombia a cavallo tra gli anni '80 e '90, impegnata in una sanguinosa lotta contro il cartello di Pablo Escobar Gaviria, che sfociò in una serie di efferati delitti ai danni dei parenti e degli alleati del Boss.

Il possibile movente dell'omicidio fu individuato nelle grandi perdite subite dal giro di scommesse clandestine a causa di quell'autorete anche se qualcuno aveva indicato nel narcotraffico la vera causa del delitto.

Ora, a 24 anni di distanza da quell'increscioso fatto, Fernandinho, 33enne difensore di colore della Nazionale brasiliana e del Manchester City, sfortunato autore dell'autogol di testa, che venerdì aveva permesso al Belgio di passare in vantaggio al 13', è stato, a sua volta, minacciato di morte sui social, dopo essere stato dapprima insultato con violenti attacchi razzisti, come riporta il Blick.

Addirittura, sua madre, anch'essa vittima di feroci attacchi online, è stata costretta a cancellare il proprio account di Instagram.

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