
Come si fa un check tenendo un metro di distanza? Come si festeggia un goal rispettando le norme di igiene? Forse un sistema ci sarà, ma per il momento, semplicemente non si fa. Lo sport ha chiuso baracca e con lui tutta la macchina che lo segue. L’ESPN, il colosso americano dei match in tivù, si è reinventata. Sui suoi canali sono tornate le grandi classiche del basket, del football e dell’hockey. E per il “live” si sono inventati eventi ad hoc, insomma tutto lo sport è simulato. Chi l'avrebbe mai detto? Il wrestling alla fine ha vinto. Gli sportivi stessi cercano nuove vie. Come Charles Leclerc che ha organizzato Race for the World, un mini mondiale di Formula Uno giocato online. Iniziativa benefica che ha raccolto settantamila dollari.
Anche a casa nostra, con tutti i campionati in pausa forzata, l'agonismo si è dovuto fermare. Ecco quindi che in tv sono tornati i grandy derby del passato: Derbyssimo, è l’idea di Teleticino per curare l’astinenza da puck. Ma gli appassionati le pensano tutte per trovare il modo di fare il tifo, pensate che centinaia di migliaia di persone si son messe a seguire il campionato di biglie Marbula One.
E cos’è successo a quella categoria di raccontastorie che si è trovata improvvisamente senza più partite da commentare e post partita nei quali discutere: cosa diavolo si son messi a fare i giornalisti sportivi? Insomma, anche Gianni Brera avrebbe faticato a riempire pagine senza uno straccio di allenamento. E se a febbraio gli sportivi ticinesi (atleti, giornalisti e tifosi) credevano che il derby a porte chiuse fosse il peggio mai visto, oggi devono convivere con lo sport senza sport. Ma come si fa? Beh, lo abbiamo alla redazione sportiva di Fuorigioco e del TgSport.
Cosa fa un giornalista sportivo quando lo sport non c’è più?“S’ingegna ancora più del solito”, ci risponde Patrick Della Valle, “quando le notizie ti ‘piovono addosso’ tutto è relativamente più facile”. Già, in assenza della stretta cronaca c’è da guardarsi in giro. “Si cerca di rimanere attivi nell’ambito”, gli fa eco Nicola Martinetti, “mantenendo vivi i contatti anche a distanza grazie alla tecnologia”. Per Stefano Sala, invece, “lo sport non è mai fermo, questa emergenza sta creando molte discussioni (troppe a mio parere), chi deve decidere sembra navigare a vista e ognuno per conto proprio”. “C’è meno adrenalina”, ci racconta, così il cronista sportivo si trasforma “in un inviato politico cercando di capire quando ci sarà la ripresa e in che termini”. E Luca Sciarini? “Non considerandomi più da ormai un paio di anni un giornalista sportivo ‘tout-court’, devo dire che mi manca soprattutto lo sport in televisione, che mi godo solitamente dalla mia comoda poltrona”.
Di necessità virtùIl distanziamento sociale ha cambiato il modo di lavorare a Teleticino. Le energie e, soprattutto, gli studi sono dedicati alla cronaca della pandemia con il TgSpeciale, così la redazione sportiva ha dovuto trovare altri spazi e altre vie. “La situazione ci ha spinto a creare nuovi progetti. In primis Fuorigioco@home, la trasmissione che dall’inizio della pandemia va in onda sulle nostre pagine Facebook. Siamo riusciti a costruirci un nostro pubblico il che dimostra che lo sport mantiene, malgrado tutto, il suo carico di passione, di interesse e la sua valenza di principale motore dello svago”, racconta Della Valle. La classica formula di Fuorigioco insomma ha successo anche ai tempi del social distancing.
E proprio parlando di Fuorigioco@home, questa sera alle 21 sulle pagine Facebook di Teleticino, Ticinonews, FuorigiocoTV e Radio3i è tempo di una nuova puntata. Ospiti saranno Gianlunca Di Marzio, giornalista di Sky Sport e grande esperto di calcio mercato, Antonio Cabrini, campione del mondo con l'Italia nel 1982, Mauro Gianetti e Mauro Antonini.
Quale sport ti manca di più?Ognuno ha le sue preferenze, se i giornalisti sportivi devono tenere celate quelle per questa o quell’altra squadra, non sono tenuti alla stessa misura nei riguardi delle discipline. “Spiace non poter avvertire l’adrenalina degli Europei di calcio e di quell’Italia-Svizzera che mi sarebbe piaciuto vedere tra un paio di mesi”, nella parole di Sciarini è il calcio il maggior rimpianto, ma anche il ghiaccio gli manca, “con il momento clou della stagione che viene a mancare”. Anche Stefano Sala pensa ai playoff “sia su ghiaccio che a rotelle”. “Senza contare”, aggiunge Martinetti, “che erano in programma i Mondiali casalinghi a Zurigo e Losanna. Interrompere tutto sul più bello è stato triste, ma necessario”. Tante storie che a tutta la redazione sarebbe piaciuto raccontare: “L’hockey sarebbe nella sa fase cruciale. Per il calcio staremmo parlando di lotta salvezza, Europa League o titolo”, commenta Della Valle. Ma poi aggiunge: “In questo momento, detto onestamente, credo che mi appassionerebbe anche un’improvvisata partita di bocce sull’argine di qualche fiume ticinese…”. Mai pensato di guardare il Marbula One?
Uno sport differente?Tutti ci chiediamo come sarà il mondo uscito dal lockdown. Più bello e profumato? Più triste e distanziato? Saremo più buoni o più cinici? Nessuno lo sa, ma lo sport invece? “Mi piacerebbe che lo sport cambiasse o che meglio tornasse indietro, nello spirito, nei rapporti e nel rispetto, a quello di 30 anni fa”, risponde Luca Sciarini. “Quando iniziai la professione si respirava tutta un'altra atmosfera. Non mi illudo però e so che l'uomo dimentica subito le pene sofferte e si ributta a capofitto nelle vecchie abitudini. Lo sport non farà eccezioni purtroppo”. Un ritorno all’umanità condiviso da Sala “Mi auguro che lo sport torni a una condizione più umana, con meno tensioni dettate dalla politica (sportiva)”. Ma se dal punto di vista ‘filosofico’ pochi credono in un vero cambiamento, per lo sport, come per l’economia in generale, un contraccolpo è inevitabile. “A livello pratico molte società, magari già abituate a far quadrare i conti a fatica di anno in anno, dovranno affrontare delle difficoltà economiche non indifferenti”, commenta Martinetti, “in molti dovranno inevitabilmente ridimensionare i budget e tornare a puntare su giovani e altre alternative meno costose.
E la tua vita, com’è cambiata?“Tutti noi anche privatamente abbiamo dovuto imparare a convivere con un nuovo modo di gestire le nostre attività quotidiane”, racconta Nicola Martinetti, “personalmente vivo molto alla giornata, senza soffermarmi sugli aspetti negativi di questa situazione e al contrario, cercando di godermi quelli positivi”. Patrick Della Valle, invece, conta i giorni: “È il mio 39esimo giorno di reclusione coatta. In questo periodo non ho mai sgarrato. Ci sono delle regole e vanno rispettate. Non si discute. A farmi costante compagnia due simpatici (ma a volte anche no...) bambini. Per loro l’adattamento è stato pressoché indolore. Certo, chiedono dei nonni ma in un modo o nell’altro capiscono e accettano la situazione”. Come molti, anche Patrick si è gettato sul cibo. “Ho sviluppato un legame molto forte con pentole e padellini. Cucinare mi è sempre piaciuto, oggi ancor di più e mi aiuta a trascorre le giornate”. Un corso rapido di economia domestica è toccato anche a Stefano Sala: “Non avevo idea di quanto fosse impegnativo gestire una casa e due figlie, la casalinga è un lavoro a tutti gli effetti, non retribuito”, ci racconta. “Con mia moglie che lavora in ospedale e spesso è lontana da noi, anche per non rischiare contagi, la gestione della casa è affidata a me. Ho imparato a smacchiare, fare lavatrici, pulire casa e gestire i compiti di scuola a distanza. Sono ancora carente sulla cucina, ma di certo non ho tempo di annoiarmi. Guardiamo al lato positivo, passo più tempo con le mie figlie”. E dopo oltre un mese a casa, anche dal punto di vista organizzativo si trovano delle strategie: “M'impegno a non lasciare che i giorni siano tutti uguali per forza, ho capito che darsi una disciplina è importante anche se non ci sono impegni, orari o limiti, serve però darseli”. Qui casa Sciarini: “Non sono più uno da grandi feste o uscite notturne e nemmeno da interminabili e noiosi aperitivi. Mi mancano il verde e le passeggiate nei campi da golf, la frequentazione vis á vis di quei 3-4 buoni amici e ogni tanto, di un balletto latino seguito da una birretta. Ah, ovviamente la compagnia di una bella ragazza. Ma credo non ci fosse bisogno di aggiungerlo...”.
Il primo giorno del dopo lockdownPrima o poi tutto questo finirà, programmi? “Prendo le mazze e corro al golf e poi invito a una buona cena quelle persone che mi sono state vicine e con cui ho condiviso questo periodo”, è la perentoria risposta di Luca Sciarini. “Non penso che ci sarà un giorno X in cui usciremo e tutto sarà come prima”, spiega Sala, “non so cosa farò e nemmeno ci ho mai pensato, la vedo come una ripresa graduale e molto accorta”. Nicola Martinetti, invece, si è segnato due desideri sulla lista per il dopo pandemia: “Andare al ristorante per festeggiare il mio compleanno con la mia famiglia, visto che per ora abbiamo dovuto rimandare. È la prima volta da diverso tempo che siamo tutti ‘forzatamente’ in Svizzera e intendo approfittarne. La seconda è un viaggio con la mia ragazza, perché a entrambi manca da morire poter visitare posti nuovi”. E lo sport? A quello pensa Della Valle: “Stadio, pista, stadio, pista. Lugano, Ambrì, Lugano, Chiasso, Bellinzona,... Chiaro, no?”
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