
Come da pronostico, Wohlen-Lugano, non si è giocata nemmeno oggi.
Un altro rinvio in una stagione a dir poco tribolata e che sta mettendo seriamente a repentaglio la regolarità del campionato.
Soprattutto in Challenge League il clima pessimo Oltre Gottardo ha già messo a soqquadro il calendario delle partite.
Ma la nostra Lega di calcio, cosa potrebbe fare per risolvere questi problemi?
Lo abbiamo chiesto al direttore Edmond Isoz.
“Sono almeno due i problemi in questo momento. Prima di tutto il numero delle partite: sino al 2012 avevamo una Lega con sedici squadre e perciò trenta partite all’anno. Ora invece ce ne sono sei in più. E poi il clima, che in Svizzera è cambiato. Due anni fa i problemi erano in Ticino, ora invece sono oltre Gottardo”.
E per quanto riguarda le infrastrutture?
“Purtroppo ci sono alcuni campi che non sono più adatti per dei campionati professionistici. Se notiamo, a Zurigo, Basilea, Berna o Thun, le partite non si rinviano mai. In Super League i problemi ci sono negli impianti vecchi di Sion, Vaduz o Aarau”.
Il problema però è soprattutto in Challenge League.
“Esatto, anche perché gli stadi appartengono ai Comuni che però non hanno i soldi o comunque non vogliono rinnovare gli impianti. Basti pensare al Ticino, dove abbiamo stadi che risalgono a più di 40 anni fa. Io ricordo che il campo di Chiasso lo inaugurarono quando io ero ancora giocatore”.
Il caso del Wohlen è emblematico: non gioca dal 9 di febbraio.
“Prima di tutto credo che sia uno svantaggio per il Wohlen, che è rimasto fermo un mese e poi dovrà recuperare tutte le partite assieme. A me spiace quando a pagare è chi non ha colpe, ossia società che non possono giocare per colpa di altre. Il Wohlen è causa del suo male, anche se a dire il vero la società ha già chiesto al comune i soldi per uno stadio sintetico ma per ora non ci sono segnali in questo senso”.
E pensare a un campionato da marzo a novembre, come in alcuni paesi del nord?
“È una soluzione che avevamo già studiato in passato ma che non è praticabile. Prima di tutto perché i dilettanti del nostro calcio non sono d’accordo a chiudere i loro campionati a novembre: a fine stagione vogliono giocare le finale con il bel tempo e fare delle belle feste e in fondo li capisco. Dall’altro nei paesi nordici hanno poi il problema che la squadra che vince il campionato gioca la Champions League sei-sette mesi dopo e nel frattempo i giocatori vanno via. Oltretutto non è che a livello di date cambierebbe molto. Ripeto, è una problema già studiata ma che non funziona”.
L.S.
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