
Che dire, tutto e niente. Di Roger Federer si riempiono le pagine di giornali, siti internet, libri e chi più ne ha più ne metta.
Con argomenti che spaziano dalle sue gesta sportive a quelle umanitarie, dai record stabiliti e alla storia del tennis.
La vittoria di Cincinnati, l'87esima (e scusate se è poco) in carriera, è solo una in più che va ad aggiungersi ad una lista che sembra non voler finire mai, per la gioia di tutti gli appassionati che seguono Roger da quando spaccava racchette con codino e bandana.
Ciò che invece ha dell'incredibile è ciò che Federer è riuscito a fare durante questo torneo. Va detto che il tennis, come tanti altri sport, è mutato negli ultimi anni e dall'inizio dell'era rogeriana ha sicuramente subìto un ulteriore evoluzione e c'è chi è riuscito ad adattarsi meglio di altri.
Se qualche tempo fa si parlava di Federer come del più grande di tutti i tempi ma che ormai non riusciva più a tenere i ritmi forsennati della nuova generazione guidata proprio da Novak Djokovic, beh ecco l'ennesimo colpo di scena.
Su una superficie rapida come quella americana l'unico modo di contrastare giocatori più freschi all'anagrafe era quello di anticipare il gioco, già a partire dalla risposta.
Chi ha dimestichezza con la racchetta sa cosa significa giocare di controbalzo, e l'estrema difficoltà di trovare il giusto "timing" per fare tutto ciò a velocità elevate, come ad esempio sulla risposta al servizio di Kevin Anderson, giocatore sudafricano che piazza prime palle regolarmente sopra i 200 km/h.
Per Roger invece, mettere i piedi in campo e rispondere praticamente sulla riga del servizio è stata la cosa più elementare del mondo. E via di giocate in controtempo come se non ci fosse un domani, uno stile che tanto ricorda quello di Andre Agassi.
Ecco come Federer si è ripreso la seconda posizione mondiale e ha lanciato un chiaro messaggio a tutta la concorrenza in vista degli imminenti US Open: lui c'è, a suon di controbalzi.
Sere
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