
Il direttore generale del FC Lugano Michele Campana e l’amministratore unico del FC Chiasso Nicola Bignotti sono intervenuti questa sera nell’ambito della trasmissione “Fuorigioco@home”, trasmessa sulla pagina Facebook di Teleticino. I due hanno commentato le (non) decisioni prese oggi dalla Swiss Football League e il conseguente ritorno alle attività a partire dal prossimo 11 maggio.
Campana: “Tutti ascoltano, ma nessuno parla”Il direttore generale dei bianconeri si è detto parecchio deluso da come si è mossa la Swiss Football League (SFL): “Ancora una volta non è scaturito nulla di concreto e il comitato della lega si è preso ulteriore tempo per fare un’analisi più dettagliata delle conseguenze a livello finanziario riguardo a una ripresa del campionato o ad un abbandono definitivo. Staremo a vedere, ma per almeno un mese rimarranno ancora dei grandi interrogativi a tutti i livelli”. Interrogativi che la SFL, con il comunicato emesso oggi, ha rimandato anche al Consiglio Federale (CF): “Sì, è chiaro che si attendono risposte anche dalla politica, ma ad oggi ciò che a noi preme è la concreta possibilità che i nostri giocatori – dopo essere rimasti fermi per tre mesi – si debbano preparare a giocare quarantanove partite di campionato, nove di Coppa, quattro possibili partite di spareggio e le Coppe internazionali nei prossimi dodici mesi. Mi chiedo onestamente che senso abbia tutto questo. La verità è che è sempre il solito discorso dello scarica-barile. La lega si riunirà ma alla fine vorrà far decidere ai club, che poi però dovranno assumersi anche tutte le responsabilità. Lo stesso dicasi per il CF. È una situazione diametralmente opposta rispetto a quanto sta invece accadendo in altri Paesi”.Nemmeno la proposta di riforma del calcio elvetico paventata dallo stesso Campana (per voce del Lugano) negli scorsi giorni ha trovato riscontro in seno alla lega: “Mi chiedo a cosa servano realmente queste riunioni, perché oggi le uniche due squadre che si sono esposte e hanno espresso un’opinione – al di là dei punti trattati – sono state Lugano e Sion, che hanno dichiarato apertamente la propria volontà di cambiare il movimento elvetico per salvare non la corrente stagione, ma soprattutto quelle successive. Inoltre abbiamo chiesto agli altri club che senso abbia doversi giocare una salvezza in queste condizioni, mettendo a repentaglio il futuro di diverse società. Quale risposta abbiamo ricevuto a tal proposito? Assolutamente nessuna. Ascoltano e non parlano”.Un altro capitolo spinoso, che tiene banco in questo momento e che potrebbe far pendere l’ago della bilancia da una parte piuttosto che dall’altra, è il rapporto con le televisioni e gli sponsor: “Capisco benissimo che la SFL voglia tutelare questi rapporti, ma io trovo che sia necessario trovare una soluzione insieme a queste parti che soddisfi tutti; e non spingere in una direzione piuttosto che in un’altra. Ripeto, quello che fa male è che sono due mesi che viviamo in questa situazione e non c’è un membro del comitato della lega che ha chiesto a noi club come la pensiamo in merito a queste tematiche”.Nel concreto, dall’undici maggio, si dovrà dunque tornare in campo. Ma in che modo? “Da quanto ho capito ci sarà un protocollo – emesso tra due o tre giorni al massimo – che dovrà essere seguito, che però dovrebbe essere meno ferreo rispetto a quelli abbozzati nelle scorse settimane. Non dovrebbe esserci l’obbligo di effettuare test con regolarità, ma sarà maggiormente legato alle norme di igiene già in vigore attualmente”.
Bignotti: “Fino al 27 maggio ci alleneremo a regime ridotto”Le decisioni prese oggi fanno invece – almeno parzialmente – felice il Chiasso di Nicola Bignotti, che è ufficialmente salvo: “Sapere di esserlo, specie in una situazione complicata come quella che si è venuta a creare, è fondamentale per noi. È sicuramente una notizia positiva”.Meno positiva è invece, secondo l’amministratore unico dei rossoblù, l’intenzione della SFL di seguire le direttive federali e tornare in campo a partire dall’undici maggio: “Noi continueremo ad opporci a questa volontà perché non sussistono le condizioni sanitarie per riprendere le attività. Senza contare poi le responsabilità che ne conseguono. Noi non vogliamo mettere a repentaglio la salute dei nostri dipendenti per poi magari sentirci dire il ventisette maggio che alla fine non si tornerà a giocare. Per questo, con ogni probabilità, riprenderemo comunque a regimi ridotti e molto controllati fino a quella data”.Sarà inoltre da determinare se fino a quel momento i club potranno continuare a fare affidamento sull’indennità per lavoro ridotto: “Ci attiveremo presso gli uffici preposti, perché secondo noi è nostro diritto che questo aiuto permanga e ci venga corrisposto. Di fatto la nostra attività fino al ventisette maggio non tornerà a pieno regime e dunque almeno in parte dovremmo poter continuare a fare affidamento sulle indennità”.
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