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Busacca: "La mia verità"
Redazione
15 anni fa
Finito nell'occhio del ciclone dopo l'intervista del portiere dell'YB Wölfli, l'arbitro ticinese esce allo scoperto e dice la sua verità

Massimo Busacca è finito ancora una volta nell’occhio del ciclone.   Lunedì il Blick riportava un’intervista al portiere dello Young Boys Marco Wöfli che accusava Busacca: “Gli piace fare la star e pensa di poter dire tutto ciò che vuole ai giocatori”.   Queste le accuse del portiere della nazionale all’arbitro bellinzonese.   Noi lo abbiamo sentito oggi per capire esattamente cosa sia successo.   Busacca, partiamo proprio da Wöfli: cos’è successo? “Eravamo nei minuti di recupero di YB-Basilea e dopo aver appena dato un rigore a favore dell’YB e annullato un gol in millimetrico fuorigioco di Frei, ho fatto ripetere una rimessa a Wölfli, che aveva ripreso il gioco calciando dall’esterno dell’area dei cinque metri. Un’infrazione palese, segnalatami anche dal mio collaboratore”. E Wölfli se l’è presa per questo? “Sì, ha avuto una reazione spropositata che ha colpito e sorpreso anche me. Mi spiace perché oltretutto lui è il capitano e dovrebbe contribuire a calmare gli animi e non esasperarli”. Ci sono foto che mostrano che a fine gara voi due parlate piuttosto animatamente. “È venuto da me dicendomi che il portiere del Basilea Costanzo fa spesso di queste cose e nessuno le segnala mai. A fine partita è pure venuto nei nostri spogliatoi per ulteriori chiarimenti e pensavo che avessimo sistemato le cose. Invece a nostra insaputa, qualche minuto più tardi, è uscito e ha rilasciato l’intervista al Blick dove dice che mi comporto da star”. Wölfli dice che Busacca si permette di dire tutto, forse troppo, ai giocatori. “Non so da dove tiri fuori queste cose. Basta guardare la scena che ho appena descritto per capire chi si comporta da star. È lui che ha provocato in questa situazione: poi i tifosi se la sono presa pesantemente con me”. Lei però parla molto con i giocatori, a volte anche in maniera energica, vero? “Io questa la chiamo prevenzione. Prima della partita cerco di parlare con i giocatori e li avviso delle insidie che nasconde la partita. Ho fatto così anche con Wölfli prima di questa partita. Poi ci sono giocatori che capiscono le cose e altri con i quali si deve essere più energici”. Anche un amico come Kubi l’ha criticata sul Blick: dice che Lei avrebbe smarrito l’umiltà. “Kubi è un opinionista e può dire tutto ciò che vuole, rispetto la sua idea. Io so che per arrivare dove sono adesso ho dovuto fare tanta autocritica. Ma penso che nella mia vita ho sempre parlato con i risultati”. Come mai Lei ultimamente finisce spesso nell’occhio del ciclone? “Oggi penso di aver un nome, come capita con i grandi giocatori e perciò risulto più facile da attaccare. Appena sbaglio sono tutti pronti con la pistola in mano. È forse il prezzo da pagare per una certa popolarità. Oltretutto arbitro sempre le partite più delicate e che fanno maggiormente discutere e quando prendo una decisione questa diventa per forza di cose importante. Ecco che anche per questo posso sembrare una star”. C’è anche invidia nei suoi confronti? “Non lo so forse, può anche darsi. Io non ho mai avuto invidia nei confronti degli altri, forse perciò sono arrivato qui. Magari do fastidio a qualcuno”. Per concludere cosa possiamo dire? Forse che calcio oggigiorno i toni sono esasperati? “Questo senza dubbio: bisogna vincere a tutti i costi e questo mette pressione addosso. E in Svizzera siamo davvero arrivati a livelli inaccettabili. Se pensiamo che giocatori come Frei e Streller sono praticamente stati obbligati a gettare la spugna e lasciare la nazionale per le minacce e gli insulti ricevuti dai propri tifosi. In quale altro paese del mondo è mai successa una cosa del genere?". [email protected]

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