
“Il mio contratto con il Lugano è valido solo fino a fine stagione. Ed è normale. Non potevo certo pretendere che offrissero ad uno come me, che ha poca esperienza in panchina, un contratto diverso”. A parlare è il francese Philippe Bozon. Che è stato chiamato dal Lugano a salvare il salvabile. A cercare di raddrizzare l’ennesima - finora - deludente stagione. Bozon quando giocava era un duro. E anche stavolta sta al gioco. E non si tira indietro. “Cercherò di dimostrare le mie qualità - dice ancora - poi vedremo quello che succederà". Il Lugano gli chiede di essere più comunicativo di quanto fosse - o meglio, non fosse – lo svedese Kent Johansson. Di riportare l’emozione nello spogliatoio bianconero. Ora i giocatori del Lugano sono spenti. A lui il compito di far tornare lo scintillio… l’occhio della tigre. “Ho già parlato con i giocatori nello spogliatoio”, racconta Bozon. “Abbiamo confrontato le rose delle diverse squadre. E secondo il mio punto di vista il Lugano non è assolutamente inferiore alle squadre che ci stanno davanti. L’hockey però è un gioco collettivo e non bastano le individualità. Il mio lavoro sarà dunque questo: creare una squadra”. Oggi alla Resega Bozon ha diretto il suo primo allenamento. E accanto a lui c’era, ancora una volta, Sandro Bertaggia. joe.p./l.s.
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