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Berlusconi vuole vendere il Milan
Redazione
17 anni fa
Il Cavaliere cede al pressing dei figli per vendere la società, che potrebbe essere comprata da Gheddafi

Non è più un asset strategico per Silvio Berlusconi. Lo scoop è di Repubblica, che aggiunge che Berlusconi ha resistito fino all'ultimo, ha cercato di trattenersi dinanzi ai numeri in rosso del bilancio e al pressing della famiglia che non vuole i rossoneri, ma alla fine ha accettato di imboccare la strada indicata da tempo dai suoi due figli maggiori, Marina e Piersilvio. E di preparare un piano per uscire dal calcio. La svolta è maturata questa estate. Il mercato in difficoltà, i risultati sportivi non più in linea con quelli del passato, i litigi domestici sull'eredità. E soprattutto gli effetti del campionato sui sondaggi di popolarità e sulle elezioni. "La vicenda Kakà - ha ricordato lo stesso presidente del Consiglio - mi ha fatto perdere almeno 2 punti nell'ultima tornata europea". Tutti fattori che lo hanno convinto ad accettare il "sacrificio". Al punto di avviare personalmente le prime trattative per la cessione. Il Milan però costa tanto. Secondo le prime valutazioni, il valore si attesta tra i 600 e gli 800 milioni di euro. Non sarà quindi facile individuare un acquirente. Tant'è che la grana se l'è assunta direttamente Berlusconi effettuando qualche sondaggio. Domenica scorsa, il giorno dopo la sonora sconfitta subita nel derby, il capo del governo è volato a Tripoli per incontrare il leader libico Gheddafi. Un vertice istituzionale, certo. Nel corso del quale, però, il capitolo "affari" è stato preponderante. Il business petrolifero, quello infrastrutturale, quello delle tlc sono ormai da tempo al centro dei contatti tra Italia e Libia. Il Cavaliere ha inserito anche il dossier Milan provando a saggiare la disponibilità di uno dei fondi sovrani libici: il Central Bank of Lybia, il Lybian Investiment Authority o il Lybian Foreign Bank.L'idea di Berlusconi è questa: cedere prima una quota. Poi, in un secondo tempo, tutto il pacchetto. Una vendita per gradi, senza strappi improvvisi. Perché in ogni caso l'iter non deve condizionare le prossime scadenze politiche berlusconiane.

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