
Basta bluffare, non siamo e non saremo mai davvero grandi. Questa è la realtà documentata dai fatti.
I proclami, le sbandierate ambizioni, le dichiarazioni spavalde ancora una volta se le è portate via il campo. Unico vero giudice inappellabile. Colui che senza pietà da inizio millennio ci ha ripetutamente condannati.
Assenti al mondiale 2002, fuori agli ottavi contro l’Ucraina nel 2006, eliminati dopo il girone preliminare nel 2010, sconfitti dall’Argentina nel 2014 e battuti ieri dalla Svezia.Un palmares, poco invidiabile, che dovrebbe finalmente indurre tutto l’ambiente della Nazionale e dell'Associazione svizzera di calcio a mettere definitivamente in soffitta quell’insensata e inspiegabile supponenza che, a parte qualche lodevole eccezione, da qualche anno caratterizza parole e atteggiamenti di ogni intervista o conferenza stampa di chi veste il rossocrociato.
Questa Svezia era battibile? Sì, ma non dalla Svizzera.
Perché gira e rigira si torna sempre lì. Shaqiri è forse superiore a Forsberg? Djourou è migliore di Lindelöf? Xhaka è più bravo di Ekdal? Drmic è più temibile di Berg?La risposta può essere una e una sola: no. E la triste conferma è arrivata nei 90 minuti di ieri.
Quella attuale è una buona generazione di calciatori che, non si sa per quale ragione, è stata costantemente sopravvalutata.
Un vizio capitale, mere irrealistiche illusioni, che non ci permettono di godere appieno di risultati che restano onorevoli per una nazione e un movimento come il nostro. Essere quasi sempre presenti al Mondiale e issarsi con regolarità fra le prime 16 sono traguardi più che consoni alla nostra realtà.
Perché che piaccia o meno, che lo si dica o lo si nasconda, non siamo e non saremo mai davvero grandi.
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