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Baby frontalieri del calcio, la parola alla federazione
Redazione
12 anni fa
“La questione dei gettoni e dei soldi versati ai genitori è pura fantasia, nessuno opera in questo modo” spiega il presidente Zorzi

Dopo l’articolo del Corriera della Sera online che gettava ombre sul calcio minore e giovanile ticinese, accusato di “tratta di baby calciatori” dai paesi della fascia di confine a favore delle società nostrane, e dopo il commento del presidente del Mendrisio Karl Engel (vedi correlati), che ha negato o contestualizzato le accuse, ridimensionandole notevolmente, a parlare è ora il presidente della Federazione Ticinese Calcio (FTC) Luca Zorzi.

E la sua analisi non si discosta molto da quanto già affermato ai nostri microfoni da Engel.

“In seguito alla pubblicazione dell’articolo ho fatto fare alcune verifiche con le società del Sottoceneri, in particolare quelle della fascia di confine e vi posso innanzitutto dire che la questione dei gettoni e dei soldi versati ai genitori è pura fantasia, nessuno opera in questo modo.”

Ma Zorzi fornisce anche alcune spiegazioni sulle modalità con le quali avvengono questi trasferimenti: “Sono i genitori dei ragazzi italiani, e parliamo di adolescenti tra i 14 e i 20 anni e non più giovani come insinuato dall’articolo, che, attraverso telefonate o mail, chiedono alle società ticinesi la possibilità di sottoporre i propri figli a provino. Questo perché ritengono, a ragion veduta e come già detto da Engel, che la formazione da noi sia migliore, così come l’organizzazione e le infrastrutture societarie. Inoltre da noi vige fortunatamente la meritocrazia, al di là del confine invece spesso giocano i ‘raccomandati’, o almeno è quel che percepiscono i genitori che prendono contatto con le nostre società. Non da ultimo in Ticino i ragazzi non vengono sottoposti allo stress da risultato.”

I trasferimenti di questi ragazzi non sarebbero secondo il presidente della FTC neanche così numerosi e semplici: “Le società di confine ricevono da pochissime a svariate richieste di provini all’anno, non certo migliaia, e, sebbene non si richiedano particolari requisiti per tesserare i ragazzi italiani, spesso la federazione italiana (FIGC) è piuttosto riluttante e lascia trascorrere i trenta giorni previsti per dare il nullaosta al transfer, di fatto autorizzando il trasferimento d’ufficio. Nei casi in cui il nullaosta da parte delle società italiane è stato negato, è infatti dovuta intervenire la Fifa su sollecitazione della federazione svizzera (ASF) per garantire questi passaggi.”

La tutela della realtà locale. Come già spiegato dal presidente del FC Mendrisio anche Zorzi conferma che le società interpellate hanno posto dei limiti contingentati per i giocatori “frontalieri”, così da tutelare e promuovere la formazione dei giovani del posto e la componente sociale.

Da ultimo il presidente Zorzi ha voluto anche gettare acqua sul fuoco: “In questo momento in cui i rapporti transfrontalieri sono già particolarmente sensibili e delicati credo che sarebbe importante lasciare fuori almeno il calcio dalle polemiche, evitando di strumentalizzarlo inutilmente.”

dielle

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