
Brenno Canevascini, iniziamo dalla stretta attualità. Il Sion ieri ha licenziato 8 giocatori per non aver accettato il lavoro ridotto. Una mossa legalmente sostenibile?“Dal momento che l'indennità per lavoro ridotto è stata allargata anche ai contratti a tempo determinato, i club hanno tutto il diritto di farne capo. Questo però non significa che i giocatori siano obbligati ad accettarla. Con il lavoro ridotto al dipendente viene versato al massimo l'80% del salario assicurato che corrisponde a 12'350 franchi. Una cifra che in moltissimi casi, nel mondo sportivo, non arriva a coprire il reale stipendio percepito.”
Constantin ha dunque agito fuori dalla legge?“Credo di sì, e mi rifaccio all'articolo 336 del codice delle obbligazioni. In questo caso con il suo agire il presidente vallesano ha vanificato una richiesta legittima del lavoratore. A mio avviso si tratta di licenzimanti abusivi e i contratti rimangono in essere. Se il Sion non recederà dal licenziamento, si andrà davanti un giudice e i giocatori hanno ottime chance di vittoria.”
A proposito di contratti, nel calcio per prassi scadono il 30 di giugno. Fra le varie ipotesi c'è però anche quella che i campionati, se mai riprenderanno, possano terminare oltre quella data. Si creerebbe un grosso cortocircuito. Secondo alcune fonti potrebbe allora interveninre la Fifa per sanare a livello globale la situazione estendo in “automatico” i contratti per il tempo necessario a portare a conclusione i diversi tornei nazionali.“Mi sembra una teoria di complicata attuazione. Non vedo come la Fifa possa agire universalmente su dei contratti di diritto privato. Francamente, trovo irrealizzabile che i campionati vengano protratti oltre la fine di giugno: si innescherebbe una serie di problemi a catena di fatto irrisolvibili.”
Fatto sta che se i club non riusciranno a giocare le restanti partite, la loro situazione finanziaria potrebbe precipitare...“Il lavoro ridotto rappresenta una boccata d'ossigeno ma non sana del tutto la situazione. Alleggerisce la voce dei costi ma non del tutto. Il problema principale è però la mancanza di entrate che si riducono a zero. Le società rivolgeranno di ulterirormente alla confederazione. Lo faranno estrapolando i mancati introiti. Solitamente si prendono in considerazione gli ultimi tre esercizi, li si paragona alla situazione attuale e da lì si costruisce una base di calcolo per tentare di ottenere il contributo pubblico. Questa è la teoria, in pratica non sono quanto ogni club riuscirà ad ottenere.”
In merito agli introiti, una grossa fetta deriva dai diritti tv. Cosa succederà adesso?“Difficile dirlo perchè gli accordi firmati li conoscono solo broadcaster, lega e federazione. I club non ne conoscono i dettagli. In questa circostanza potrebbe entrare in gioco la “causa di forza maggiore” però è difficile stabilire cosa accadrà. È qualcosa di talmente imprevisto e imprevedibile. Mi immagino che nessun club si sia assicurato contro questa evenienza, stiamo parlando di una pandemia, chi poteva immaginarlo? Per il momento le società sono in attesa di capire quello che sarà. Di notizie certe ad oggi non ce ne sono.”
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