
Prestiti restituibili per un importo complessivo massimo di 350 milioni di franchi per calcio e hockey su ghiaccio, da sbloccare in due tranche. È quanto prevede il pacchetto di stabilizzazione a favore dello sport svizzero presentato oggi a Berna. L'aiuto si suddivide in due crediti da 175 milioni ciascuno. In una fase iniziale è previsto il versamento della prima metà per compensare le perdite di guadagno dal primo giugno ai successivi sei mesi. Nel caso in cui le partite dovessero aver luogo solo in misura limitata per un periodo di 12 mesi, sarà liberata anche la seconda serie di prestiti. In entrambi i casi, per il calcio sono a disposizione 100 milioni, per l'hockey 75, ha precisato la ministra Viola Amherd. L'iniezione di crediti è comunque subordinata a un certo numero di condizioni da soddisfare. Non devono essere utilizzati per finanziare gli stipendi superiori alla media dei giocatori e dovrà essere creato un fondo di sicurezza solidale per i rischi futuri.
Dal mondo dello sporto la soddisfazione è a metà. "Aiuti a fondo perso farebbero naturalmente più piacere, i club eviterebbero di trovare nei bilanci debiti da rimborsare negli anni successivi" reagisce a caldo il presidente dell'Ambrì Piotta Filippo Lombardi ai microfoni di Radio3i. "Ma i contributi a fondo perso sono stati elargiti raramente in questa crisi e il Consiglio federale, nell'incertezza, ha preferito la formula del prestito (per altro abbastanza vaga poiché non definisce le modalità di rimborso e la durata). Difficilmente ci aspettavamo un altro gesto nei confronti dello sport professionistico. Siamo quindi parzialmente soddisfatti".
La decisione, aggiunge Lombardi, va nella direzione di quanto preannunciato lunedì dalla Lega Hockey. "La somma totale messa a disposizione dell'hockey - su sei mesi 75 milioni, su un anno se del caso 150 - è abbastanza vicino alle perdite di introiti che la Lega stessa aveva calcolato (in 170 milioni per un anno). Le cifre indicate quindi sono adeguate a far vivere il campionato di hockey anche in caso di restrizioni forti. La problematica che rimane aperta sono le modalità di rimborso di questi presiti. Dunque felici che la continuità dell'eserczio possa essere garantita, ma dovremo restare sul chi vive".
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