
"Devo essere onesto. Mi hanno colto di sorpresa. Non mi aspettavo questa decisione anche perchè con Schällibaum ho giocato quasi tutte le partite. Nel calcio però sono cose che succedono..."
Non ha nessuna intenzione di fare polemica Gaston Magnetti ma la sua voce e il suo tono qualcosa lasciano trasparire. L'addio al Chiasso non è di certo stato indolore. Proviamo a capirne di più. "Questa decisione proprio non me l'aspettavo. Se proprio devo dire qualcosa, mi dispiace che il mister non mi abbia mai fatto capire di non rientrare nei suoi piani. Mi sarebbe piaciuto saperlo prima, questo sì ma ormai è andata così. Dire addio al Chiasso fa male, al Riva IV ho vissuto molte emozioni."
In 5 stagioni e mezzo con la maglia momo Magnetti ha disputato 167 partite e realizzato 68 reti. Numeri interessanti ma comunque non abbastanza per essere apprezzato al 100% dal mondo rossoblu. "Si... È vero...Magari è così... Certi atteggiamenti nei miei confronti li ho notati anch'io. Ma non da parte di tutti, solo da parte di certe persone. Io comunque non faccio la vittima. Mi conosco e so che giocatore sono, mi piace andare fino in fondo. Un gol si può fare o si può sbagliare, ma io, nei panni del tifoso, non ho niente da ridire se vedo un giocatore che dà sempre tutto per la maglia."
La prossima maglia che Magnetti bagnerà di sudore sarà quella granata del Bellinzona. Per lui si tratta di un ritorno all'ombra dei castelli dopo l'anno e mezzo trascorso fra il 2011 e il 2013. "All'epoca c'erano altri giocatori che dovevano giocare per forza (l'allenatore era Martin Andermatt, ndr.) Tutto sommato però è stato un bel periodo terminato purtroppo come tutti sappiamo."
Dalla Challenge alla Seconda Inter è comunque un triplo salto indietro che a prima vista non si spiega. "Ho ricevuto delle proposte dall'estero e da oltre Gottardo (il Wohlen lo voleva, ndr.) ma lasciare il Ticino adesso era la scelta sbagliata. Mia moglie è incinta e voglio starle vicino."
Motivazione nobile e più che comprensibile ma resta il fatto che a soli 30 anni l'argentino esce dal calcio che conta. "Quando ho preso questa decisione sapevo quello che facevo. In questo momento della mia vita la cosa più importante era poter restare vicino a casa. Sul piano sportivo, a Bellinzona credo fermamente di potermi ancora rilanciare. Ad un certo punto devi saper assumerti dei rischi."
Rischi importanti, perché in Seconda Inter la carriera di un professionista potrebbe anche esaurirsi. "Ma io mi sento ancora un giocatore. Questo non è uno stop alla mia carriera. Mi sento bene e l'ACB è una società ambiziosa. Io voglio ancora fare il calciatore, voglio fare la differenza e lo voglio fare aiutando il Bellinzona a tornare in Challenge League."
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