
I debiti, in casa ACB, sono una montagna. Ma l'ammontare è ancora sconosciuto. E a Bellinzona regna l'incertezza. Lunedì sera, il Bellinzona è stato effettivamente retrocesso. E la squadra dovrà ripartire in qualche modo, ma senza il patron Juan Carlos Trujillo Velasquez. «Non continuerò con il Bellinzona. Ci sono già delle offerte e le stiamo valutando con la massima attenzione», ci ha detto ieri. Oggi lo abbiamo incontrato a Bellinzona.
«Io ho fatto quello che potevo, ma il mio sogno finisce qui»
«Il calcio in Colombia, in Spagna e in Europa genera molti soldi, soldi che poi vengono reinvestiti nel calcio. Qui non si generano soldi. Anzi, i soldi vengono tolti al calcio», ci ha detto con l'amaro in bocca l'imprenditore colombiano. Per il quale, tuttavia, «non c'è un colpevole»: «Io ho fatto quello che potevo, proprio come aveva fatto Bentancur. So che il mio tempo è concluso, è un sogno che non sono riuscito a realizzare. Voi conoscete la storia del Bellinzona. E quando la storia si ripete una, due, tre volte, non è colpa di una persona ma si tratta di un problema strutturale che viene da lontano».
Trujillo, però, è convinto che «ci sia una luce in fondo al tunnel»: «I nuovi investitori stanno valutando tutti i debiti. È il normale funzionamento di un club calcistico. Ci sono varie proposte, ma aspettiamo di vedere quale si concretizzerà. Speriamo che una di queste si realizzi per il bene del club».

