
Laureatosi campione svizzero due settimane fa, lo Young Boys torna da allora per la prima volta nello stadio di casa per festeggiare con i propri tifosi il 13esimo titolo nazionale. Cerimonie e feste alle quali il Lugano non vuole fare da spettatore passivo. Anzi, le parole di Celestini promettono battaglia. Sabbatini e compagni hanno nella testa e nelle gambe tanta voglia di rivincita. In stagione contro il gialloneri non sono ancora riusciti a segnare ma, soprattutto, nelle ultime due sfide sono usciti immeritatamente a mani vuote dal campo. Una volta a causa di questa indecisione di Da Costa, l’altra a seguito di questo rocambolesco gol subito nei minuti di recupero. Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per tentare il colpaccio. O perlomeno portare a casa un punticino.
“Noi saremo lì per cercare di guastare la festa - ha affermato l’allenatore del Lugano Fabio Celestini ai microfoni di TeleTicino - per pareggiare si deve andare a vincere, almeno proveremo a farlo poi se non si potrà cercheremo almeno di pareggiare. Vogliamo assolutamente continuare con la striscia positiva.”
Un Lugano imbattuto da tempo immemore con l’accesso all’Europa League a portata di mano. Il vero problema è però che dietro lo Xamax corre a grande velocità. Se il Lugano dovesse perdere domenica, e i neocastellani vincere contro il Grasshopper, ecco che i bianconeri potrebbero ritrovarsi ad appena due lunghezze dallo scomodissimo nono posto. Insomma, non c’è un po' di paura? “Noi li abbiamo sempre avuti a 6 punti - ha sottolineato Celestini - farei la domanda agli altri. Ora sono a 5 ma mancano 6 giornate, per noi è lo stesso, per altri no.”
Non è neppure la stessa cosa lavorare a Losanna o a Lugano. Due realtà diverse in cui l’apprezzamento per Celestini è diametralmente opposto. In Ticino Celestini è riuscito a farsi voler bene sin da subito. A casa sua, a La Pontaise, invece il clima attorno a lui era decisamente più teso. Insomma Nemo profeta in patria. “Voi siete venuti il primo giorno a vedermi, a capire come sono e poi mi avete giudicato - ha affermato il mister del Lugano - a Losanna ci sono nato e cresciuto, ma ci sono pregiudizi su di me. Qualsiasi cosa che io faccia o dica è interpretato in un modo che voi non fate.”
“In Romandia è difficile, per un romando ancora di più. Penso che se qualsiasi altra persona avesse fatto ciò che ho fatto io come calciatore e allenatore a Losanna, forse non una statua ma qualcosa avrebbero fatto, io invece devo quasi scusarmi quando vado allo Stadio, là è così” ha concluso Celestini.
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