
Domani sarà un giorno importantissimo per gli sportivi: il Consiglio federale dovrà decidere infatti se e come togliere il limite massimo di 1'000 persone per gli eventi, manifestazioni sportive incluse. Nelle ultime settimane diversi enti e club, tra cui la Lega svizzera di Calcio, avevano lanciato l’allarme: senza pubblico si rischia il fallimento. Proprio per questo si era pensato a soluzioni alternative, come una limitazione dei posti a sedere al 70%, il divieto delle trasferte e norme igieniche molto più severe in tutti gli stadi. Radio3i ha interpellato i Presidenti delle squadre ticinesi di massima serie, sia nel calcio che nell’hockey, per sapere il loro punto di vista al riguardo.
Filippo Lombardi, Presidente HC Ambrì-Piotta: “Per noi è fondamentale un minimo di 3’500 spettatori”
“L’Ambrì più di tanti altri club dipende dalle entrate del pubblico, quindi dalle tessere, dai biglietti venduti e dalle consumazioni effettuate”, spiega Filippo Lombardi, “Quindi per noi è essenziale che si possa avere almeno questo minimo che abbiamo stimato tra i 3'500 e i 3'800 posti a partita”. Ma cosa succederebbe se il Consiglio federale confermasse il limite di 1’000 spettatori? “Un limite forfettario a 1'000 persone farebbe sì che il club non sarebbe in grado di sopportare una stagione del genere. Non tutti i club sono nella stessa situazione finanziaria, la nostra come è nota è tesa, da sempre, un limite di 1'000 spettatori significherebbe, oltre alla frustrazione di chi ha pagato la tessera e non potrà seguire le partite, una perdita tale ad ogni partita giocata che sarebbe meglio rinunciare del tutto a giocare il campionato. Ed è un pensiero che stanno facendo anche altri club, perché delle perdite di alcuni milioni a fine stagione possono permettersele pochi club”. E l’ipotesi di un rinvio di alcuni mesi prima di ricominciare? “Sicuramente il rinvio non sarebbe un buon segnale”, risponde Lombardi, “di tempo per pensarci ce n’è stato. Adesso, se il Consiglio federale volesse rinviare di un mese vorrebbe dire cominciare il campionato con due settimane di ritardo. Non si muore e sarebbe un rinvio compreso dalla maggior parte della gente. Un rinvio più lungo diventerebbe più problematico, sarebbe più grave e metterebbe in difficoltà diversi club”.
Vicky Mantegazza, Presidente HC Lugano: “A rischio 4’000 posti di lavoro”
“C’è stata e c’è molta solidarietà tra club, ci aiutiamo l’uno con l’altro per cercare di arrivare alla miglior soluzione da proporre per tutti, però penso che sarebbe intelligente se ogni club presentasse il suo progetto e la sua idea di come guardare una partita nella massima sicurezza sanitaria a seconda dell’impianto e dell’infrastruttura che ogni club possiede. Quindi speriamo di poter arrivare a quello anche perché non bisogna guardare l’Hockey solo dal punto di vista di una partita ma bisogna tenere conto anche di tutto quello che gli ruota attorno”. Ma come vedrebbe la conferma del limite di 1’000 spettatori? “La scelta del limite di 1'000 spettatori mette a rischio almeno 4'000 posti di lavoro in Svizzera. L’Hockey non è solo il giocatore che va in pista ma tutto quello che ci ruota attorno, dal macellaio che fornisce panini a chi distribuisce la birra a chi ci porta in giro nelle trasferte. Si mette a rischio un mondo gigantesco che ruota attorno a questo sport.
Angelo Renzetti, Presidente FC Lugano: “In caso di proroga non potremo disputare tutta la stagione”
In caso domani venisse prolungato il limite, il Lugano riuscirebbe a disputare l’intera stagione? “Non possiamo assolutamente farcela, proprio per questo stiamo cercando eventuali soluzioni per prepararsi a quell’evenienza”. Per esempio? “Una soluzione sarebbe di integrare qualcun altro nella società con un aumento di capitale, oppure aumentare un po’ gli sponsor, cercare di sfoltire la rosa il più possibile e di fare mercato, anche se è un momento difficilissimo. Ovviamente questo Covid ha colpito tutti e non possiamo farcela con meno di 1'000 persone allo stadio”.
La soluzione paventata sembrerebbe quella di un 60% di spettatori allo stadio con tracciamento contatti e mascherina. È un compromesso che potrebbe funzionare? “È un compromesso e potrebbe comunque andare bene per farci continuare. Alla ripresa c’è stata comunque euforia, nonostante tutti i problemi. Il calcio è uno sport che interessa a molti e da lavoro a tante persone, quindi tutti i compromessi vanno bene, ma non bisogna perdere di vista quello che è il fabbisogno delle società per poter andare avanti”.
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