
Domenica prossima il popolo elvetico sarà chiamato a votare su 3 problematiche: l’iniziativa popolare sull’economia sostenibile; l’iniziativa sull’AVSplus e la legge federale sulle attività informative. In molti si sono espressi sulle ultime due proposte, personalmente vorrei porre l’accento sull’iniziativa riguardante l’economia sostenibile.
Le risorse naturali sono alla base di una buona qualità di vita, tuttavia al crescere della situazione economica e della popolazione mondiale, le pressioni su queste risorse e sull’ambiente sono costantemente aumentate. L’iniziativa popolare chiede ai tre livelli governativi di adottare misure per permettere che l’economia impieghi in modo efficiente le risorse a salvaguardia dell’ecosistema. Il comitato proponente chiede che la Svizzera riduca entro il 2050 il suo consumo di risorse in modo che non superi la capacità di un pianeta Terra.
Questo progetto è del tutto legittimo e sono del parere che la maggior parte della popolazione condivida queste preoccupazioni. Tuttavia non bisogna avvalersi di tali motivi per accettare un proposta che potrebbe migliorare in minima parte la questione ambientale e potrebbe danneggiare in modo catastrofico l’economia, in particolare la competitività e la crescita, le finanze e le attività strutturali sia federali che cantonali. Gli iniziativisti sostengono che se si prosegue su questa linea le future generazioni non beneficeranno più dell’attuale benessere e risorse vitali. A questo scopo propongono una riduzione dell’impatto ambientale a un livello sostenibile tramite l’applicazione di standard minimi ecologici ai prodotti importati e promuovere l’innovazione, gli incentivi e l’utilizzo di prodotti riciclabili con una durata di vita più lunga in sostituzione dei prodotti usa e getta.
Tuttavia il comitato mostra solamente un lato della medaglia. Bisogna infatti sottolineare che la Svizzera è da sempre all’avanguardia nel riciclaggio e nella protezione dell’ecosistema: con la sua politica ambientale, energetica, e con l’ausilio di provvedimenti complementari, promuove già da molti anni un’economia efficiente delle risorse e la protezione del territorio. Il progetto esige troppo in breve tempo, il che richiede radicali cambiamenti strutturali che creerebbero danni alla competitività, alla crescita e all’occupazione. Bisognerebbe lasciare il tempo necessario affinché l’economia si adegui alle modifiche apportate nel rispetto dell’ecosistema. Aumenterebbero i costi per le aziende e i prezzi per i beni a notevole impatto ambientale per i consumatori. Sarebbero vantaggiosi gli incentivi anziché una drastica riforma.
Sono dell’opinione che per creare una politica efficace ed efficiente sul fronte ambientale, non ha senso che un Paese agisca in modo isolato con leggi interne, bensì gli sforzi dovrebbero essere attivamente attuati dall’intera comunità internazionale, in quanto solamente un’azione concreta e coordinata a livello mondiale darà degli effetti positivi, senza intaccare strutturalmente l’economia di un singolo paese. È l’unione che fa la forza e non l’azione di un singolo che può salvare l’intero ambiente, poiché l’ecosistema è interconnesso. La proposta per un’economia sostenibile vanta aspetti più che nobili, e oggigiorno tutti dovrebbero preoccuparsi di tale problematica, tuttavia bisogna eseguire un’analisi costi-benefici e creare un miglioramento ambientale graduale sul piano internazionale: bisogna seguire il famoso detto di “chi va piano va sano e va lontano”.
Victoria Franchi, studentessa in economia
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