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Vanessa Ghielmetti - Meglio un uovo oggi!
Vanessa Ghielmetti - Meglio un uovo oggi!
Vanessa Ghielmetti - Meglio un uovo oggi!
Redazione
8 anni fa

Se è vero che non basta un eskimo sgualcito, appeso nell’armadio, per dire di aver partecipato al sessantotto e di essersi inebriati delle speranze e degli ardori di quella stagione, è altrettanto vero che non è sufficiente regalare una mimosa l’otto marzo per pareggiare le cifre di una parità ancora oggi più formale che sostanziale.

Eh, sì: la parità è ben altra cosa! Non si nutre di proclami né tanto meno di slanci d’entusiasmo, non profuma di facili speranze, ma porta con sé il puzzo della fatica quotidiana. Lo sanno bene le tante professioniste e volontarie che da anni lavorano a fianco delle donne, raccogliendo i cocci di relazioni sbagliate e offrendo sostegno quando la scelta di avere un figlio fa a pugni con il lavoro.La lunga marcia verso la parità, tutt’altro che conclusa nel nostro paese, e il quotidiano lavoro in trincea delle organizzazioni femminili suggeriscono come sia preferibile procedere a piccoli passi, spesso frutto di compromessi, in luogo che cedere all’illusoria ambizione di imprese rivoluzionarie, capaci di sovvertire in un colpo il corso della storia. L’assenza di scorciatoie per raggiungere più celermente il traguardo agognato offre infatti un’unica opzione: avanzare cautamente, con il pragmatismo proprio di chi muove un passo alla volta, senza mai perdere di vista l’obiettivo.

Alla luce di questa consapevolezza la riforma sociale, il cui destino è strettamente legato all’esito del referendum sulla riforma fiscale del prossimo 29 aprile, appare allora pragmaticamente utile, pur con tutti i limiti che le riconosciamo. Limiti che i referendisti non perdono occasione di sottolineare con la matita rossa, recriminando che per portare in nero le cifre della parità ci vuole ben altro.Chissà? Avranno anche ragione, ma nell’attesa che pure loro scendano in trincea, traducendo in fatti le dichiarazioni di impegno, noi, le organizzazioni femminili, diciamo sì alla riforma sociale.In cinquat’anni di battaglie per ottenere il suffragio femminile e in venti per ottenere una legge per la parità, abbiamo infatti imparato che è meglio un uovo oggi che la promessa tutta da dimostrare di una gallina per l’indomani. E si badi bene, anche quando quest’uovo è frutto di un compromesso inaccetabile agli occhi o al naso di chi oggi si gira dall’altra parte, agitando il vessillo di ‘o tutto, o niente’.

L’esempio molto recente del Forum54 Donne elettrici è indubbiamente paradigmatico e conferma l’utilità di questa scelta strategica improntata al pragmatismo. In occasione delle ultime elezioni cantonali, una galassia molto eterogenea, costituita da una ventina di organizzazioni femminili e da alcune rappresentanti della politica cantonale e federale, è riuscita nell’intento di convergere in un’agenda di otto concretissimi passi per la parità. Un’Agenda che, frutto del compromesso e del superamento di steccati identitari e ideologici, ha finalmente inaugurato uno spazio di confronto e di dialogo con il Parlamento e i cui risultati sono evidenti. Basti ricordare in propostito la recente adozione della mozione per un Piano d’azione cantonale per la parità e l’avvio del bilancio di genere.

Traguardi questi insperati fino a qualche tempo fa. Piccole, fragilissime uova ottenute nel rispetto delle reciproche differenze, sostituendo all’ambizione personale la ricerca del bene comune, nella consapevolezza che la parità si può raggiungere solo attraverso lo sforzo congiunto di tutte le forze in campo: lo Stato, le imprese, le istituzioni pubbliche e private, le famiglie. E anche di coloro che, con gli occhi già puntati alle oramai prossime contese elettorali, suggeriscono oggi di rinunciare alla Riforma sociale in cambio di niente.

Vanessa Ghielmetti, collaboratrice dell’Osservatorio di Genere della Svizzera italiana

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