
La proposta di introdurre un salario minimo legale, è tanto lodevole negli intenti quanto ingannevole nei risultati. Non merita quindi l’adesione di datori di lavoro e salariati.
Le intenzioni di attenuare se non risolvere i problemi di dumping salariale e di aumento dei frontalieri nel terziario saranno invece disattese ed entrambi i fenomeni si amplieranno : il salario minimo a 4'000 franchi renderà il Canton Ticino ancora più attrattivo per la manodopera estera frontaliera aumentando di conseguenza la pressione sul nostro mercato del lavoro e vi sarà un livellamento verso il basso delle retribuzioni oggi sopra i 4'000 franchi. Senza contare che nessun distinguo è fatto in considerazione delle differenze di età, mestiere, formazione e nessuna deroga è prevista né per i giovani al primo impiego, né per le persone che devono reinserirsi nel mercato del lavoro. Ciò aggraverà quindi il disagio di categorie già penalizzate, come giovani e donne, a cui - per uno stipendio iniziale da 4'000 franchi - saranno preferiti lavoratori già formati e con più esperienza. Questa è la realtà : scenari diversi appartengono ad un mondo idealizzato e come tale immaginario.
Le nostre aziende oggi sono confrontare al rallentamento economico generalizzato, alla forza del franco svizzero e all’inasprimento della concorrenza; l’introduzione di un salario minimo unico porta ad una pericolosa perdita di competitività dei nostri alberghi, dei piccoli commerci (dal panettiere al parrucchiere) e delle imprese industriali. Imprese che certo lavorano grazie alla qualità dei loro prodotti, alla continua ricerca di innovazione ed alla loro tecnologia di punta , ma che non possono fare astrazione dal costo del lavoro ad ogni livello; per essere competitive necessitano che questo sia elastico e non ingessato. Con un salario minimo a 4'000.- franchi, in caso di difficoltà l’azienda che non può più garantirlo altro non farà che licenziare il dipendente; da cui la previsibile esplosione di costi sociali. Studi e ricerche (Francia e USA) hanno già dimostrato che più il salario minimo è elevato più è alto il tasso di disoccupazione. Considerando che in Italia ed in Germania si discute concretamente di salari minimi per un massimo di 1'500 euro, non v’è da essere allegri sugli scenari che si realizzeranno in casa nostra. La proposta in votazione non incentiverà quindi le aziende all’assunzione e - al contrario - spingerà a preferire investimenti nell’automazione del lavoro e nella delocalizzazione degli aspetti produttivi. Meno aziende, meno opportunità di lavoro per tutti, indistintamente : questa sarà l’equità raggiunta. Non lasciamoci lusingare : l’intervento dello Stato con un indistinto e rigido salario minimo non proteggerà il lavoratore e non sosterrà il datore di lavoro.
La soluzione razionale, adeguata ed equidistante alle problematiche evidenziate risiede nei contratti collettivi di lavoro stipulati tra sindacati e datori di lavoro, nel prosieguo della tradizione di pace del lavoro che ha sempre contraddistinto la Svizzera.
Valentino Benicchio, presidente distrettuale PLR
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