
Le recenti statistiche divulgate dalla Conferenza Svizzera delle Delegate alla Parità fra Donne e Uomini (CSP) sulla base dell'inchiesta "Qui fait les nouvelles en Suisse? Wer macht die Nachrichten in der Schweiz?" dimostrano che le donne continuano ad essere costantemente sottorappresentate sulla stampa elvetica. I dati confermano che a livello svizzero le donne si situano al 22% delle persone intervistate e solo il 34% degli articoli sono firmati da mano femminile. Nel comunicato stampa si legge come "le donne sono spesso sollecitate a esprimere un’opinione come voce popolare, ma molto meno quali esperte o autorità. La presenza femminile è maggioritaria (55%) nelle notizie a carattere culturale e d’intrattenimento, discreta (38%) in quelle concernenti l’educazione e la gioventù, e scarsa (10%) in quelle riguardanti l’economia." Nel resoconto inviato nella giornata mondiale della libertà di stampa si traggono solo brevi conclusioni da questi numeri, senza soffermarsi sul perché di tali dati. È quindi nostro il compito di capire il perché di queste deboli percentuali e cercare soluzioni che possano aiutare a porvi rimedio. Le donne - come già evidenziato in un articolo apparso di recente redatto dalla presidente dell'Associazione Donne PPD (ADPPD) Nadia Ghisolfi - sono poche presenti nei media, soprattutto per quanto concerne i dibattiti politici o le consulenze di esperti. Mancanza di intelletti femminili qualificati? Non è così. Donne con titoli accademici e specializzate nei diversi settori sono più che presenti nella nostra società. L'ostacolo - se così lo vogliamo chiamare - si situa a livello mediatico. Poche sono infatti le rappresentanti femminili che vengono interpellate su problemi politici di ampio respiro, e non strettamente legati alle cosiddette "tematiche rosa". Bisogna fare di più per coinvolgere i volti femminili nei media, dalla carta stampata, passando per la radio, fino alla televisione e i portali web. Il primo passo deve essere intrapreso dalle donne stesse che grazie alle loro competenze possono ritagliarsi il giusto spazio nel dibattito pubblico. Questo è infatti anche uno degli scopi della rinnovata ADPPD: sostenere tutte coloro che desiderano far sentire la propria voce. Anche se schierata politicamente, l'ADPPD lavora per il bene di tutte le donne con la convinzione che più volti femminili in politica e nella società non possono che apportare un maggior dibattito e uno scambio di opinioni più proficuo. Il secondo passo spetta infine ai media, i quali dovrebbero prendere in maggior considerazione le donne e coinvolgerle più spesso con la loro presenza ai dibattiti politici o durante lo svolgimento di interviste. Rinnoviamo quindi le conclusioni fornite dalla CSP: "La Svizzera deve fare di più" – e noi aggiungiamo – cominciando dal Ticino, per portare la presenza femminile a un livello corrispondente al contributo che le donne danno all'attualità". Valentina De Bianchi, vice-presidente ADPPD
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

