
Alcune considerazioni vanno fatte in merito alle recenti elezioni. A volte, nonostante l’evidente sofferenza, bisogna comunque affrontare la questione e cercare di trarne le necessarie conclusioni:
Fino ad oggi si sono stretti i denti, per il bene del partito, ora a bocce ferme, possiamo dire che non solo i risultati paventati non ci sono stati, ma che il profondo stravolgimento del partito, ha portato ad una sconfitta, che è tale nonostante il leggero aumento percentuale per il CdS.
La perdita di un seggio in GC, sancisce definitivamente un trend negativo dovuto, a mio parere a una serie di fattori puntuali e sotto gli occhi di tutti.
Inutile nascondersi dietro a un dito, le mie considerazioni portano ad alcune richieste che spero vengano accolte.
All’interno della dirigenza vi è un’eccessiva influenza della lobby del WWF. A tutti gli effetti, i verdi NON sono una sua costola, ma un movimento autonomo che si, ha un occhio di riguardo anche per le tematiche del WWF stesso ma non è disposto a farsi dettare l’agenda da esso.
Il disastro elettorale, porta a una logica conclusione, conclusione che peraltro, lo stesso interessato aveva ribadito mesi orsono, quando si era in ambito di promesse elettorali:
se il partito perde anche un solo seggio darò le dimissioni.
Bene, chiedo che Sergio Savoia lo faccia e che anteponga, per una volta, il bene comune al proprio.
Ritengo che a causa sua, ci sia stato un mancato rinnovamento reale nel partito, un imbarbarimento nei linguaggi e nei toni che ha messo a disagio buona parte dei verdi. Savoia ha eliminato sistematicamente la dissidenza e ha creato spaccature in mezzo al partito invece di ricucirle, come un buon presidente dovrebbe fare, spaccature occultate per comodo nei confronti dell’esterno e messe a tacere.
I nuovi “acquisti” del partito, ricordano più un partito-cassonetto grillista che un vero movimento verde. Queste entrate selvagge, hanno creato non pochi disagi nei verdi, che si sono trovati in pochi mesi, a dover condividere la campagna con esponenti PPD, socialisti e leghisti che hanno reso difficilissima la convivenza e hanno fortemente scosso l’identità di coloro che si riconoscevano nei valori primitivi del partito.
Ancora una volta, per il bene collettivo si è digerita l’amara pillola. Oggi è il momento di dire basta!
Chiedo pertanto che:
Sergio Savoia dia, come promesso, immediatamente le dimissioni.
Che gli spin-doctor leghisti e la lobby del WWF, seguano Savoia nel suo auspicato passo indietro
Che questo partito ritorni, finita la brama elettorale e di potere, ad essere il partito in cui sono entrato, un partito veramente verde, che ha a cuore le tematiche ambientali ed ecologiche di questo paese.
La deriva populista della dirigenza ha creato un grave danno di immagine che è sotto gli occhi di tutti. Non è più tempo di inghiottire amaro, è ora di reagire per riuscire almeno a salvare qualcosa dal mucchio di cocci che Sergio Savoia ha lasciato dietro di se. Sarà un cammino difficile, lo so, ma le nostre idee meritano certamente di essere trattate meglio di quanto abbiamo fatto finora.
Sono fiero di essere verde e non ho mai smesso di esserlo, al limite che siano altri a domandarsi, che fine hanno fatto gli ideali che hanno portato molti di noi a militare in questo bellissimo movimento.
Usman Baig
Già Copresidente di direzione de I Verdi
Membro del Comitato del Luganese
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