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Alain Bühler
USI, SUPSI e risorse pubbliche: quale ritorno per il Ticino?
© Chiara Zocchetti
© Chiara Zocchetti
Redazione
3 mesi fa
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UDC Ticino ribadisce la necessità di riportare al centro delle decisioni pubbliche l’interesse concreto del Cantone, dei residenti e dei contribuenti. Non è accettabile che istituzioni finanziate anche dai contribuenti del Cantone siano percepite come distanti dal territorio, che la tutela ambientale diventi un pretesto per colpire diritti acquisiti legalmente o che la gestione del lupo resti prigioniera di dogmi ideologici mentre allevatori e popolazione subiscono le conseguenze.

USI e SUPSI formano soprattutto stranieri

I dati relativi alla presenza di studenti esteri presso USI e SUPSI pongono interrogativi politici legittimi. Se quasi due terzi degli studenti dell’USI provengono dall’estero e quasi la metà specificatamente dall’Italia, occorre chiedersi quale ritorno effettivo rimanga al nostro Cantone.

Quote eclatanti di permessi G (frontalieri) e permessi B-L-S si distinguono anche tra il personale accademico e amministrativo in segmenti chiave. Quando in alcuni comparti le quote risultano molto elevate, cresce inevitabilmente la percezione di scarsa accessibilità per chi vive stabilmente nel nostro Cantone. Senza dimenticare che con le recenti vicissitudini e partenze ai vertici alla governance USI, persiste una percezione di instabilità che rende politicamente fragile l’istituzione.

L’UDC Ticino ritiene che USI e SUPSI debbano essere motori di sviluppo per il Ticino, non realtà percepite come distanti dai cittadini che le finanziano. Servono più trasparenza, più attenzione alle carriere residenti e una strategia chiara affinché esse producano benefici concreti e duraturi per il nostro territorio. Altrimenti rischiano di essere percepite come ‘scuole italiane in Svizzera’ finanziate dal contribuente ticinese.

Monte Generoso: difendere il territorio non significa calpestare i diritti dei cittadini

Sulla revisione del Piano di utilizzazione cantonale del Parco del Monte Generoso, UDC Ticino ha ribadito un principio chiaro: la tutela del territorio non può diventare il pretesto per colpire inutilmente la proprietà privata e generare nuovi rischi finanziari a carico dei contribuenti. I comparti di Pianez e Baldovana rappresentano appena lo 0,04% dell’intero perimetro del PUC, sono già in buona parte edificati e sono stati sviluppati legalmente, sulla base di regole approvate e confermate nel tempo. Non si tratta dunque di abusi o irregolarità, ma di diritti pianificatori acquisiti in buona fede.

Il loro dezonamento non porta alcun beneficio concreto al paesaggio, non restituisce superfici realmente agricole e non rafforza il PUC. Produce invece una perdita patrimoniale per i proprietari e apre la porta a possibili pretese d’indennizzo per espropriazione materiale. Per questo l’UDC, oltre a sostenere con successo il rapporto di minoranza, ha sostenuto invano l’emendamento volto a mantenere anche le particelle non edificate in zona edificabile speciale: una scelta di buon senso per preservare diritti acquisiti legalmente, evitare un danno privato ingiustificato e proteggere i contribuenti da un contenzioso annunciato.

Un cambio di paradigma nella gestione del lupo

In Ticino la gestione del lupo è totalmente fuori controllo e gli avvistamenti nei centri abitati fanno temere anche per l’incolumità delle persone. L’iniziativa cantonale del 23 febbraio 2026 presentata da Roberta Soldati, Sem Genini e cofirmatari chiede un cambio di paradigma nella gestione del lupo a livello federale e conseguentemente anche a livello cantonale, mediante l’introduzione di un numero massimo di esemplari che il nostro territorio e l’attività di allevamento può sopportare.

Per anni si sono spesi tempo e soldi pubblici inseguendo soluzioni parziali, spesso dettate più da approcci ideologici che dalla realtà vissuta da chi abita e lavora nelle valli. Oggi è evidente che l’espansione di questo grande predatore non può più essere lasciata senza un limite chiaro. L’accoglimento dell’iniziativa rappresenta quindi un segnale politico importante a sostegno di una gestione più concreta, più responsabile e più vicina alle esigenze del territorio.

Alain Bühler, Capogruppo UDC in Gran Consiglio

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