
La protesta da parte dei dipendenti pubblici è stata la punta dell’iceberg di una situazione che in Ticino è problematica. In politica e sulla stampa si sono persi tempo e energie a dividersi tra chi sosteneva gli statali e chi invece li condannava, definendoli dei privilegiati, senza capire che il vero tema è un altro, ancor più grave: i ticinesi non hanno più abbastanza soldi, complici i prezzi incontinuo aumento e i salari che non vanno di pari passo.
Stando all’indice dei prezzi, il costo dell’elettricità è aumentato di quasi il 50% in due anni. Solo a gennaio 2024 si parla di un rincaro del 17,4% rispetto al mese precedente. Per non parlare, poi, di altri beni, a partire dagli alimentari: a titolo di esempio, l’acqua minerale naturale costa ora il 4,5% in più di un mese fa, il cacao e il cioccolato in polvere il 4,3% più che a dicembre 2023, addirittura l’11,3 in più rispetto a un anno fa, il prezzo dello zucchero è salito del 7,6% in un mese. E l’indice dei prezzi non comprende i premi di cassa malati.
Se è vero che la Svizzera romanda e in quella tedesca il rincaro è maggiore, è altrettanto vero che il Ticino parte da una condizione decisamente svantaggiata, per un mercato del lavoro in difficoltà e caratterizzato dai salari, per molte categorie, più basse del paese. I prezzi sono in rialzo e la gente non ha più soldi da investire, né in spese ludiche né, purtroppo, in beni di prima necessità, dunque chiudono anche i centri commerciali, con perdita di posti di lavoro.
Di fronte alle cifre fornite, si capisce come la misura di una sorta di mancia di 400 franchi ai dipendenti statali è poco più di un contentino formale che non aiuta. I dipendenti pubblici stanno lottando anche per le loro pensioni, e i numeri spiegano come le categorie più in difficoltà siano le fasce di reddito basse e gli over 65. È evidente come un peggioramento delle condizioni pensionistiche possa diventare drammatico.
È ovvio che non sono solo i dipendenti pubblici a essere in difficoltà e che i lavoratori di alcuni settori privati lo sono ancor di più. Ciò non deve però sminuire e far perdere di valore alla lotta degli statali, anzi dovrebbe essere un motivo in più per scendere in piazza per rivendicare almeno ciò che è dovuto, che sia poi una base di partenza per intervenire nel resto del mercato ticinese. I cittadini non ce la fanno più, servono stipendi più alti e un adeguamento al rincaro è solo una misura tampone non sufficiente ma, in ogni caso, indispensabile per tutti.
di Lic. iur Marguerite “Margot” Ndiaye Broggini, attualmente Consigliere comunale per il Centro a Bellinzona, Candidata al Municipio di Bellinzona Lista 5 n.1, Candidata uscente per il Consiglio comunale lista 5 n. 2

