
In un breve articolo pubblicato la scorsa settimana (Chiasso: giochini di potere), io denunciavo uno scambio di voti in atto tra una parte del PLR chiassese e la locale Lega dei ticinesi, pur governata da due pregiudicati. Il primo, Rodolfo Pantani, è rimasto, saggiamente, silente. La figlia Roberta, meno saggiamente, inviando alla stampa una sedicente sua “Precisazione sui miei precedenti penali”, ammette di essere stata ritenuta colpevole di diffamazione e condannata a una multa di fr. 500.- ma solo per avere “dichiarato che Chiasso era gestita dalle grandi famiglie”. Ciò malgrado - protesta - “il mio casellario giudiziale è pulito e immacolato”. Come dire: è vero che ho i capelli unti ma il fazzoletto che li copre è pulito. Sempre unti sono! A parte questo particolare, la signora Pantani nella sua precisazione dimentica alcune altre cosucce non proprio insignificanti. Dimentica di dire che, intervistata dal Giornale del Popolo, si era lasciata addirittura qualificare come avvocato (“con queste parole l’avvocato Roberta Pantani Tettamanti, coordinatrice per il Mendrisiotto della Lega dei Ticinesi, fa un bilancio ecc.”). Ma soprattutto sorvola sul fatto che la sua condanna non era dovuta a un generico riferimento alle grandi famiglie di Chiasso bensì a “una famiglia (generi, figli, cognati e suoceri) che gestisce la cosa pubblica per interesse proprio”. Interrogata dal Procuratore pubblico a seguito di querela, l’avvocato Pantani, dando prova di un incrollabile coraggio, aveva negato l’evidenza pretendendo che “le dichiarazioni che io ho rilasciato si riferiscono in generale al Cantone intero e non alla realtà di Chiasso”. Poi, incalzata da una precisa domanda del PP, è stata costretta ad ammettere: “io non facevo riferimento alla famiglia Pedrolini anche perché non ritengo che la famiglia abbia gestito la cosa pubblica per propri interessi, non avendo alcun elemento per poter fare una simile affermazione”. E’ stata naturalmente condannata con decreto d’accusa no. 3350/2004 MC del Ministero pubblico alla multa che sappiamo oltre a fr. 150.- di tassa di giustizia e spese. A questo decreto la condannata non si è opposta non tanto - come pretende - per spirito costruttivo e collegiale con il Municipio ma semplicemente perché, dopo le ammissioni fatte, non avrebbe saputo come motivarla. Cara “avvocato” Pantani, fra colleghi diciamoci la verità: quando si fa una precisazione, anche se destinata solo al proprio elettorato, è buona cosa badare che essa sia ...precisa. Altrimenti si rischia di dare ragione a Moravia, che nel suo splendido La Ciociara, fa dire a un personaggio: “A questo mondo non ci sono che due categorie di persone: i fessi e i furbi”. Veda lei, a questo punto, in quale categoria vorrà collocarsi.Fernando Pedrolini, ex sindaco di Chiasso
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