
Lo ricordate Schettino, il cosiddetto capitano che abbandona la nave quando cola a picco? Anche la straziante tragedia di Crans Montana è fonte dei più disparati quesiti relativi alle “regole del gioco” della vita collettiva, ma soprattutto a quelli della sacrosanta responsabilità individuale senza la quale una società libera e liberale fallisce.
I quesiti
Una delle prime lezioni, non solo a militare, riguarda la regola delle “3C”, per cui dopo avere comandato si controlla e poi si corregge. Com’è possibile che le infrastrutture, private come pubbliche, possano essere modificate, destinate ad altro uso se non degradate nel tempo, senza puntuali controlli? E’ lecito ed etico che i responsabili non si attengano alle regole e si diano alla fuga, magari ripresentandosi con mutate spoglie (vedi fallimenti seriali)? Se i lavori effettuati, come le entrate e le uscite di sicurezza sono a norma, le misure e i sistemi anti-incendio (piani di evacuazione, rivelatori di calore, reti idranti, estintori, porte tagliafuoco, vie di fuga, ventilazione, ecc.) sono annualmente controllati, in tutti i casi prima dei grandi eventi? Non solo per carnevale, i gestori di balere presentano concetti di sicurezza credibili? Qual è la formazione del personale addetto e quali scenari sono stati preparati e allenati? Non solo per la vendita di sigarette o alcool, quali sono le misure per controllare l’età legale dei fruitori? Quali sono i confini del divertimento e delle attività di svago negli spazi pubblici concessi ad adulti e minorenni? A parte la vetusta patente d’esercizio, quali altre informazioni importanti deve fornire il gestore alle autorità, al pubblico sul posto, sul web o sui social media (possibilmente da non cancellare durante il rogo)? Nell’era della cooperazione internazionale e degli scambi d’informazione sistematici ci si parla per prevenire dolo e disgrazie?
Futuri chiarimenti
Tante le possibili domande che a tempo debito verranno chiarite da inquirenti e tribunali ai quali va data fiducia ed alle quali le autorità preposte dovranno dare intelligente e conseguente seguito. Non è certo questione di caccia alle streghe o di giustizia sommaria che gli ingegneri del caos e del “like” seminano nell’internet, aizzando un esercito di anonimi trolls sapientoni che aggregano rabbia e distruggono il vivere comune. L’imperante egoismo, la speculazione e la mediocrità non aiutano. Oltre al reciproco rispetto, in gioco c’è la responsabilità individuale di imprenditori, funzionari, fruitori, genitori e scuola. Ovvero la nostra società, dove nessuno divertendosi dovrebbe lasciarci le penne.
Giorgio Krüsi, Bellinzona

