
Le elezioni federali sono alle spalle ma non la necessità, in parte emersa nei dibattiti svoltisi durante la campagna elettorale, di intensificare le relazioni del Ticino con Berna e più in generale con l’esterno: Confederazione e Cantoni da un lato, regioni italiane limitrofe dall’altro. Lo sviluppo e il benessere futuro del Ticino sono inscindibili dalla sua capacità di sviluppare questi legami e di valorizzare il suo ruolo di cerniera verso Sud. Il peso delle frontiere L’esigenza di aprirsi a più intense relazioni con l’esterno è tuttora frenato da ostacoli anche inconsapevoli. Il profilo del Ticino è infatti fortemente segnato dalla frontiera: frontiera istituzionale con la confinante Italia a sud, frontiera alpina verso nord, frontiera linguistica e culturale verso gli altri Cantoni. La tutela degli interessi locali ha inoltre a lungo coinciso con la funzione protettiva della frontiera. La conseguente propensione ad un quasi naturale ripiegamento su se stessi è peraltro dilatata dalle radicali trasformazioni che sovvertono l’economia e il lavoro, con riverberi corrosivi sul tessuto sociale. Alla luce di questi mutamenti l’esterno tende ad apparire come fonte di minaccia piuttosto che di opportunità. Più intense relazioni esterne In prospettiva futura, la chiusura e il ripiegamento non consentono tuttavia di fondare un solido e duraturo sviluppo del territorio. La realtà odierna impone che si costruiscano nuovi punti di appoggio all’insegna di più strette relazioni con l’esterno. Il Ticino, che dispone peraltro di invidiati requisiti e di indubbie potenzialità, deve riuscire a guardare più intensamente al di là del suo perimetro. Piuttosto che cedere alla tentazione di contrapporre “interno ed esterno”, è chiamato a collocare questi due poli su una linea di compatibilità e di reciproca promozione. Occorre inoltre che le relazioni con l’esterno facciano parte in modo integrante del disegno di sviluppo del Cantone. Organizzare le relazioni con l’esterno Non mancano evidentemente già oggi canali anche fitti di relazioni con l’esterno. E’ però ancora insufficiente la loro organizzazione e soprattutto una loro pianificata promozione. Occorre perciò una struttura che sappia farsene carico. Vi figurano in particolare i rapporti del Ticino con la Confederazione, gli altri Cantoni, le aziende controllate dalla Confederazione, le regioni e province italiane limitrofe. La rilevanza e la complessità di simili relazioni rendono tangibile l’utilità di un organismo che concorra a orientare e coordinare le relazioni con l’esterno. Un riverbero nazionale Nella misura in cui vengano intensificate le relazioni sia con Berna, sia con le regioni dell’Italia del Nord, il Ticino potrebbe assumere più pienamente la funzione -più invocata che attuata- di ponte tra il nostro Paese e l’Italia. Acquisirebbe perciò una rilevanza strategica in ambito nazionale. Risulterebbe una pedina preziosa nell’architettura delle relazioni estere della Confederazione stessa. E dopo il Delegato? La cancellazione della funzione del Delegato per i rapporti con la Confederazione, già decisa dal Consiglio di Stato, deve essere ribaltata in un’occasione non già per arretrare da questo campo di attività ma per conferirgli una fisionomia più completa. Non dovrebbe cioè trattarsi di una eliminazione di funzione bensì di una sua ridefinizione e completazione. Lo sviluppo a lungo termine del Ticino passa anche attraverso intensificate e organizzate relazioni con l’esterno, che il governo cantonale non può responsabilmente permettersi di trascurare. Una sollecitazione al governo cantonale L’OCST invita perciò il Consiglio di Stato a dare corpo ad una autentica politica verso l’esterno e ad affidarne il coordinamento ad un organismo che amplifichi e perfezioni il ruolo precedentemente attribuito al Delegato per i rapporti con la Confederazione. Potrebbe essere ipotizzat
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